Tra le piacevoli discussioni che si sono fatte
al campo-giovani delle CdB, tenutosi quest’anno
a Velletri, presso il Centro Ecumene, tra il 29
aprile e il 1° maggio, mi ritornano alla mente diversi
interventi che presero spunto dai fervidi e interessantissimi
racconti sul periodo della Resistenza di cui ci
ha saputo fare dono Lidia Menapace. Lei visse quegli
eventi, che aprirono la strada alla Repubblica e
quindi alla democrazia in Italia, quando era diciannovenne,
l’età media di chi partecipava al campo.
Ci ha raccontato di gesti di grande coraggio,
di ideali per i quali tante persone, tra cui lei,
rischiarono e, purtroppo non raramente, persero
la vita, di eventi comunque drammatici, nei quali
si percepiva, però, la nascita di qualcosa di molto
importante, per cui valeva la pena combattere, anche
senza armi, ma con la sola forza di volontà.
Ecco: noi, i nipotini di Lidia, di queste battaglie
oggi stiamo raccogliendo i frutti e ciò accade (parlo
per me) senza che a volte ce ne rendiamo perfettamente
conto. Noi oggi andiamo a scuola, andiamo a votare,
usufruiamo della Mutua e dei Servizi Pubblici...
forse dando per scontati gesti che ci paiono ormai
naturali; ma sessant’anni fa tali gesti proprio
naturali non erano e per questo motivo i nostri
nonni, o alcuni di loro, li hanno dovuti riconquistare
con la forza e l’amore per la libertà.
Cosicché la simpatica Lidia Menapace, della coppia
di complementari diritti e doveri, poneva con decisione
l’accento sui primi, avendoseli visti negare, mentre
per quanto riguarda i secondi preferiva soprassedere,
non avendoli potuti mai, per forza di cose, mettere
in discussione.
In un breve dialogo avuto con lei mi sono trovato
in sintonia nel ricordare una vecchia canzone partigiana
che mia madre, da piccolo, mi faceva sentire su
antiquati 45 giri chiamati “i dischi del Sole”;
ebbene, questa canzone si intitolava “Oltre il ponte”
e parlava molto bene del forte contrasto dicotomico
scatenato dalla guerra: “... tutto il male avevano
di fronte... oltre il ponte là c’era la vita...”.
A quei tempi non c’era molto tempo per divertirsi
ai concerti: c’era da scegliere da che parte del
ponte guardare la vita e combattere per essa. Oggi
per noi, che abitiamo l’Occidente pacifico, perlomeno
in casa nostra, ed economicamente evoluto, i problemi
sono cambiati e forse l’equilibrio tra diritti e
doveri, almeno per alcuni, tra cui mi ci metto anch’io,
si è un po’ invertito. Devo ammettere che spesso
ho dato per scontati i diritti, mentre invece altrettanto
spesso ho teso, e tendo tuttora, a tralasciare i
doveri, per non sobbarcarmi eccessive fatiche.
Ebbene, per quanto mi riguarda ritengo di non
essere certo uno stakanovista, ma durante il campo
anche da altri ragazzi e ragazze è emersa la richiesta
nei confronti di nonni e genitori: riparlateci anche
un po’ dei nostri doveri, per favore. Non è infatti
sempre la pigrizia o la superficialità che fa prendere
la vita in maniera meno responsabile e un po’ edulcorata;
a volte è la mancanza di segni chiari, di eventi
lampanti, è il confronto quotidiano con una realtà
contraddittoria, perfino sconcertante, che può produrre
disillusione e cinismo e, di conseguenza, un allontanamento
dalla vita sociale.
Non sarà sicuramente necessario ritornare ad
un pre-‘68, come taluni sembrano proporre, ma c’è
un grande bisogno di trasmissione di punti di riferimento
che siano limpidi e solidi nelle fondamenta.
Tommaso Speziale (dal "Foglio di Comunità"
di Pinerolo - giugno 2007)
DIRITTI IN MOVIMENTO.
SETTIMO CAMPO NAZIONALE DEI GIOVANI DELLE CDB
33890. VELLETRI-ADISTA. Si è
concluso il primo maggio a Velletri il settimo campo
nazionale dei giovani delle Comunità di Base Italiane,
“Rights camp. I diritti che ci interrogano”.
I lavori, cui hanno preso parte una sessantina di
giovani provenienti da una decina di comunità sparse
nel territorio nazionale, si sono sviluppati nell’arco
di tre giornate, ricche di relazioni, laboratori,
momenti di confronto comunitario e di convivialità.
Il campo è stato aperto dagli interventi di
Tonino Perna, docente di Sociologia
Economica all’Università di Messina, e di
Lidia Menapace, senatrice eletta
come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista,
che hanno parlato di “Cultura dei diritti, diritti
delle culture” e di “diritti delle donne”.
Tonino Perna ha definito i “diritti sociali e
politici” una “costruzione storica”, frutto di un
processo inarrestabile, in quanto “non esistono
diritti naturali, non esistono diritti in assoluto,
non esistono diritti universali che valgono in ogni
parte della terra, ma solo diritti che si articolano
in base alla cultura, alla storia e alle diverse
forme che le organizzazioni sociali hanno assunto
nell’evoluzione della storia umana”. Perna ha quindi
sottolineato che è proprio perché “nessun diritto
è acquisito per sempre” che ci troviamo oggi di
fronte ad uno scenario in cui diritti sociali che
sembravano essere ormai conquistati una volta per
tutte sono invece pericolosamente messi in discussione.
Attraverso un’ampia panoramica storica, Perna ha
evidenziato che i diritti sono nati sempre in conseguenza
della paura del potere costituito di fronte alle
spinte ed alle lotte provenienti dal basso: come
è avvenuto in Italia, quando il governo centrista,
dopo gli anni della contestazione e dell’autunno
caldo, ha concesso – nel 1970 - lo Statuto dei Lavoratori.
Ma quando la forza dei movimenti sociali, politici
e sindacali diminuisce, l’esistenza dei diritti
viene minacciata.
“I diritti sociali” si conquistano quindi “non
tanto quando cambia il governo” ma in relazione,
da una parte, alla “forza che ha la popolazione
di organizzarsi e, dall’altra, alla paura del potere
della rivoluzione”. Nel nostro Paese, ha detto Lidia
Menapace, sono due i soggetti storici che hanno
contribuito maggiormente alla conquista dei diritti:
“il movimento dei lavoratori ed il movimento delle
donne”. Il femminismo, in particolare, nella sua
lotta per l’autodeterminazione di ciò che appartiene
alla donna – a partire dal corpo –, ha incontrato
una duplice opposizione: da una parte, a livello
della struttura economica, il capitalismo; dall’altra,
a livello sociale e culturale, il patriarcato, istituzione
assai più antica del capitalismo, ma che rappresenta
l’altra faccia di questa forma di dominio storico.
Con la Costituzione del 1946, ha spiegato la
Menapace, “formalmente” siamo diventati cittadini
con pari dignità, ma in realtà siamo passati dalla
forma della sudditanza a quella della militanza
partitica. Una militanza che in passato è divenuta
talmente esclusiva ed onnicomprensiva da rendere
la mediazione partitica l’unica forma attraverso
la quale potevano essere rivendicati e riconosciuti
i diritti. Una condizione che conteneva indubbiamente
anche aspetti positivi, ma che oggi è progressivamente
superata da quelli che la Menapace ha definito i
“movimenti di cittadinanza”, diversi da quelli del
passato che erano legati all’orizzonte ideologico
della Dc o del Pci. Movimenti dal basso, della cittadinanza
attiva, autorganizzati e connotati in senso fortemente
democratico ed egualitario, come quelli che si oppongono
al ponte sullo Stretto di Messina, i movimenti
No-Tav, No-Vat, Facciamo Breccia;
movimenti diversi anche dai “movimenti civici”,
che tendono a difendere interessi esclusivamente
corporativi.
Dei diritti degli omosessuali ha invece parlato
Gianni Geraci, animatore del gruppo
di omosessuali cattolici di Milano “Il Guado”, il
quale è partito dalla propria esperienza vita, ha
toccato molti dei problemi che può incontrare chi
si confronta con una sessualità giudicata “diversa”,
a partire dal “diritto a non essere ipocrita”, “un
diritto specifico delle persone omosessuali” ad
accettarsi e a farsi accettare dalle persone “cosiddette
normali”, che significa anche avere il coraggio
di scoprire di essere una persona diversa da quella
che ci si era immaginati di essere e, successivamente,
di comunicare questa scoperta al mondo esterno.
Il campo si è concluso con un momento di discussione
con Marcello Vigli e Gabriella
Natta, "Speciale TG (vi è stato detto...
ma io vi ‘Dico’)", durante il quale si è parlato
del progetto di legge sui diritti e doveri delle
persone stabilmente conviventi, sia da un punto
di vista legislativo, sia rispetto alle ingerenze
della Chiesa cattolica. “Le società cambiano, esprimono
bisogni e desideri diffusi, trasformati nel campo
dell’etica in valori che devono poi essere tradotti
in norme di legge affinché tutti – e non solo chi
ha i mezzi economici per soddisfarli – possano usufruirne”,
ha detto Vigli. L’esigenza di nuovi diritti che
nasce da queste trasformazioni storiche e sociali
“caratterizza tutte le società in tutti i tempi”.
Negli ultimi decenni, ad esempio, è cambiato il
modo di convivere, è cambiato il modo di rapportarsi
con gli altri. Le ragioni sono diverse: basti pensare
alla diffusione dei metodi anticoncezionali, che
ha completamente trasformato “il rapporto tra sessualità
e procreazione”. Ma è cambiato – ha aggiunto Vigli
– “anche il rapporto tra sesso e genere: superata
in parte una cultura omofobica, si è scoperto che
i generi non sono soltanto due, ma tanti quanti
sono i modi di intendere e vivere la sessualità”.
Oggi è la Chiesa cattolica a esercitare le maggiori
resistenze rispetto ai modi con cui le società hanno
già cambiato le forme della famiglia. “La Chiesa
parla di ‘diritti naturali’, di ‘famiglia naturale’
e di unioni – quelle omosessuali – ‘anomale’, se
non ‘contro natura’”. “Ma esiste veramente – si
è chiesto Vigli - una natura statica e immutabile?”.
Se “la gerarchia ecclesiastica continua a ragionare
secondo l’apparente sillogismo “Dio ha creato la
natura, la Chiesa rappresenta Dio, quindi la Chiesa
ha diritto di stabilire cosa è naturale e cosa non
lo è”, la vita nel corso dei secoli si è trasformata
radicalmente: l’uomo ha introdotto cambiamenti che
definiamo ‘artificiali’, ma che sono frutto dell’intelligenza
umana, che è un prodotto della natura: le innovazioni
sociali, scientifiche e tecnologiche appartengono
quindi di diritto al concetto di ‘natura’, che non
possiamo considerare immodificabile.
"SPECIALE TG (vi è stato detto... ma io vi DICO)" con
Marcello Vigli (Gruppo di
Controinformazione Ecclesiale" di Roma) Gabriella Natta (CdB di S.Paolo,
Roma)
"E
I BAMBINI?" (Le bambine e i bambini
del "Camp" mettono in scena i diritti dei propri coetanei)
INTRODUZIONE
(Due persone entrano)
BAMB. 1: Abbiamo trovato problemi ad inventare un'introduzione
un po' originale al posto della solita presentazione
banale della recita, ma non ci siamo riusciti.
BAMB. 2: No! Non è vero. Invece scrivere l'introduzione è
stato semplicissimo, e non abbiamo avuto problemi
a trovare un'idea originale.
BAMB. 1: Ma cosa dici?!? Allora, andiamo avanti, in questi
tre giorni abbiamo visto due film…
BAMB. 2: Ma veramente io non ho visto nessun film! Ho ascoltato
i dibattiti. (Detto con fare altezzoso)
BAMB. 1: E di che parlavano? Sentiamo!
BAMB. 2: Ehm… veramente… di diritti?! Delle donne, degli
omosessuali, e degli operai.
La
prima sera del Camp'07 è stata caratterizzata da
un "fuoriprogramma" estremamente importante.
Lidia Menapace ha voluto condividere con noi le
sue memorie di giovane nella guerra e di ragazza
partigiana in lotta per la conquista del Diritto
dei Diritti: la Libertà. Un momento di Storia, ma anche poesia (e ironia!)
che ha tenuto svegli più e meno giovani fino a tarda
notte, malgrado il viaggio di molti partecipanti
e le fatiche di tutti.
In
attesa della versione testuale, presentiamo il racconto
in MP3 dalla viva voce di Lidia
IL
"LOGO" (Elaborazione da "Il
Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo)
"Il Quarto
Stato" di Giuseppe Pellizza da Volpedo
(Volpedo, 28 luglio 1868 – Volpedo, 14 giugno 1907),
non ha certo bisogno di presentazioni per quello
che riguarda il suo aspetto, grazie anche agli infiniti
usi e alle ripetute manipolazioni che se ne sono
fatte per adattarlo ai temi dei diritti delle classi
disagiate.
Anche noi non abbiamo perso questa occasione
e così ecco lì Giovanni, "Gioanon" e Teresa, in
un'ennesima performance, pronti ad accompagnarci
nel viaggio tra diritti e - specialmente - "rovesci"
dei cittadini.
Ma non volendo limitarci ad un semplice "usa
e getta" di quest'opera (costata all'artista dieci
anni di lavoro e la quasi messa al bando dagli ambienti
culturali dell'epoca), abbiamo pensato di allegare
una scheda di lettura tratta da alcune pagine del
sito
www.homolaicus.com per facilitarne la comprensione.
Immagina che non ci sia il Paradiso
prova, è facile
nessun inferno sotto,
sopra di noi solo il Cielo
Immagina che tutta la gente
viva al presente...
Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutta la gente
viva la vita in pace..
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo sarà come uno solo...
Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
Senza necessità di avidità o rabbia
la fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero...
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo sarà come uno solo...
In un lontano villaggio della campagna
cinese, dove le strutture sono modeste e
il livello di vita è molto povero, il maestro
Gao deve assentarsi per un mese per andare
ad assistere la madre gravemente malata.
Per sostituirlo il sindaco sceglie Wei,
una ragazzina tredicenne senza alcuna esperienza
d'insegnamento. Prima di partire, Gao raccomanda
a Wei di fare in modo che nessun allievo
si ritiri da scuola durante la sua assenza.
Con la promessa di un compenso di cui ha
molto bisogno, Wei si appresta ad affrontare
un compito che però si rivela molto difficile:
i bambini sono irrequieti e spesso preoccupati
per le molte difficoltà che vivono in famiglia.
Quasi inevitabilmente dunque una mattina
il piccolo Zhang, i cui genitori sono fortemente
indebitati, lascia la classe, scappa dal
villaggio e va in città a cercare un lavoro.
Wei non ha esitazione e decide di andare
alla sua ricerca. Nel panorama urbano confuso
e disordinato, Wei affronta situazioni del
tutto sconosciute. Alla fine una rete televisiva
viene a conoscenza della sua storia e ne
fa oggetto di un servizio specifico. Zhang
allora ricompare. Quando tornano al villaggio,
la troupe li segue e insieme porta una serie
di oggetti raccolti grazie alle donazioni.
Per la scuola si aprono nuove prospettive.
Intanto i bambini scrivono sulla lavagna
con tanti gessetti colorati.
Marco Brioni è
un giovane maestro di scuola elementare
che lavora e vive a Roma. Accetta di trasferirsi
per un anno in un paesino della Sicilia
per insegnare nella scuola locale. Qui conosce
il piccolo Salvatore, un bambino che, a
causa di problemi familiari, non può frequentare
la scuola. Orfano di entrambi i genitori,
Salvatore vive infatti in una piccola casa
in riva al mare con la nonna e la sorellina
e provvede al loro sostentamento lavorando
nella serra di pomodori che fu del padre
e pescando nel mare davanti casa. Il maestro
prende a cuore la sua situazione e cerca
di aiutarlo, facendogli lezioni a domicilio.
In poco tempo, i due diventano inseparabili.
Rit: C’è solo la strada su cui puoi contare,
La strada è l’unica salvezza; C’è solo la voglia e il bisogno di uscire, di esporsi nella strada e nella piazza: perché il giudizio universale non passa per le case,
le case dove noi ci nascondiamo; bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo.
Rit.
e gli angeli non danno appuntamenti, e anche nelle case più spaziose
non c’è spazio per verifiche e confronti.
Rit:
in casa non si sentono le trombe, in casa ti allontani dalla vita,
dalla lotta, dal dolore, dalle bombe.
Rit:
per rendere concreti i nostri sogni, bisogna allontanare le illusioni e impegnarci a rispondere ai bisogni.
I
HAVE A DREAM (Io ho un sogno)
Discorso pronunciato a Washington il 28 agosto 1963
Io ho un sogno,
che un giorno sulle rosse colline della Georgia
i figli di coloro che un tempo furono schiavi e
i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi,
sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del
Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia,
colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà
in un’oasi di libertà e giustizia. Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli
vivranno un giorno in una nazione nella quale non
saranno giudicati per il colore della loro pelle,
ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno,
oggi!. Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata,
ogni coffina e ogni
montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno
fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la
gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere
viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra
speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio
verso il Sud. Con questa fede saremo in grado di strappare alla
montagna della disperazione una pietra di speranza.
Con questa fede saremo in grado di trasformare le
stridenti discordie della nostra nazione in una
beffissima sinfonia
di fratellanza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme,
di pregare insieme, di lottare insieme, di andare
insieme in carcere, di difendere insieme la libertà,
sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà
il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare
con significati nuovi: paese mio, dite, dolce terra
di libertà, dite io canto; terra dove morirono i
miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni
pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America
vuole essere una grande nazione possa questo accadere
Martin
Luther King
PRIMA VENNERO PER GLI EBREI
Prima vennero per gli ebrei E io non dissi nulla perché
non ero ebreo.
Poi vennero per i comunisti
e io non dissi nulla perché non ero comunista.
Poi vennero per i sindacalisti
e io non dissi nulla perché non ero sindacalista.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.
Pastore Martin Niemoeller (deportato a Dachau).
DAL VANGELO DI LUCA (8, 43-48)
43Una
donna che soffriva di emorragia da dodici anni,
e che nessuno era riuscito a guarire, 44g1i
si avvicinò alle spalle e gli toccò il lembo del
mantello e subito il flusso di sangue si arrestò.
45Gesù disse: “Chi mi ha toccato?”. Mentre
tutti negavano, Pietro disse: “Maestro, la folla
ti stringe da ogni parte e ti schiaccia”.
46Ma
Gesù disse: “Qualcuno
mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita
da me”. 47Allora la donna, vedendo che
non poteva rimanere nascosta, si fece avanti tremando
e, gettatasi ai suoi piedi, dichiarò davanti a tutto
il popolo il motivo per cui l’aveva toccato, e come
era stata subito guarita. 48Egli le disse:
“Figlia, la tua fede ti ha salvata, va’ in pace!”.
INTERVENTI
LIBERI
PREGHIERA EUCARISTICA
Ti benediciamo,
Dio della differenza, per quando ci spingi a camminare verso il molteplice,
per quando strade diverse incrociano la nostra
e la colorano di tinte nuove
ti benediciamo,
madre della diversità, per il tuo amore per l’umanità
che ti porta ad andarle incontro su strade sempre diverse
insegnaci a non fare
confronti di valore tra le nostre differenze
a smettere di scatenare guerre per dimostrare che la nostra torre
è più bella e più forte delle altre.
Continua a chiamarci sulle tue strade
come fratelli e sorelle
ascoltando e amando i nomi diversi che ognuno e ognuna di noi ti dà,
nella sua semplicità di creatura
Eccoci, o Dio, alla
mensa voluta da Gesù. Eccoci a spartire il
pane che è tuo dono.
Siamo qui per ricordare
Gesù
e la sua vita, per rimetterci ogni giorno sulla sua strada
La sera prima di essere ucciso,
mentre sedeva a tavola con i suoi discepoli e le sue discepole,
prese il pane, lo spezzò e lo distribuì loro dicendo:
“prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo
offerto in sacrificio per voi”.
Poi prese un bicchiere di vino, rese grazie,
lo diede loro e tutti ne bevvero. E disse loro:
“questo è il mio sangue che viene sparso per tutti i popoli.
Fate questo in memoria di me”.
Ed ora tutti
insieme prendiamoci per mano e
preghiamo secondo l’insegnamento
di Gesù:
O DIO, TU SEI
PADRE NOSTRO E MADRE NOSTRA, SEI PER LE STRADE,
NELLA NOSIRA VITA QUOTIDIANA. CHE IL TUO NOME E IL TUO MESSAGGIO
SIANO PRESI SUL SERIO, CHE LA GIUSTIZIA SIA FATTA,
CHE SI REALIZZI LA CONDIVISIONE COME TU CE L ‘HAI INSEGNATA,
CHE TUTTI GLI SFRUTTATI ABBIANO IL LORO PANE,
CHE TUTTI GLI OPPRESSI VIVANO NELLA
DIGNITA’ DACCI LA FORZA DI CONTINUARE
CIO’ CHE TU HAI COMINCIATO.
INSEGNACI A COSTRUIRE UNA NUOVA SOCIETA’
IN CUI GLI UOMINI E LE DONNE VIVANO NUOVI RAPPORTI SOCIALI.
LIBERACI DALLA NOSTRA TENDENZA A DELEGARE E A SFUGGIRE DALLE RESPONSABILITA'
DACCI LA FORZA DI RESISTERE ALLA SOCIETA‘ DEL CONSUMISMO
ED ALLE SUE FALSE SICUREZZE. RENDICI CAPACI Dl UNA SOLIDARIETA‘ A TUTTO CAMPO.
AMEN
UN ABBRACCIO
“Un abbraccio
comporta sempre un doppio movimento di apertura
e chiusura. lo apro le braccia per creare in me
spazio per l’altro. Le braccia aperte significano scontentezza di essere
solo me stesso e desiderio di includere l’altro.
In un abbraccio chiudo anche le braccia intorno
all’altro, non tanto strettamente da schiacciarlo,
ma gentilmente.... Voglio che rimanga indipendente e fedele al suo
vero essere.”
Condivisione
del pane, del vino e dei diritti “sognati” con gli
impegni da assumere (ognuno può scrivere i suoi
pensieri sui cartoncini colorati raccolti da terra;
verranno letti al termine
della celebrazione)
CANTO: E’ PIU' BELLO INSIEME
1. Dietro i volti
sconosciuti della gente che mi sfiora quanta vita quante attese di felicità.
Quanti attimi vissuti mondi da scoprire ancora
splendidi universi accanto a me.
RIT. E’ più bello insieme
è un dono grande l’altra gente è più bello insieme. (2 volte)
2. E raccolgo nel
mio cuore la speranza ed il dolore il silenzio e il canto della gente attorno a me
In quel pianto in quel sorriso è il mio pianto il mio sorriso,
chi mi vive accanto è un altro me.
3. Tra le case e
i grattacieli tra le antenne lassù in alto
così trasparente il cielo non l’ho visto mai. E
la luce getta veli di colore sull’asfalto
ora che cantate assieme a me.
gesto: mettiamo
insieme i nostri diritti leggendo un biglietto a
voce alta e incollandolo sul cartellone
CANTO: DIO E’ MORTO
Ho visto. la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente cercare
il sogno che conduce alla pazzia nella ricerca di
qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già
dentro le notti che dal vino
son bagnate dentro le
stanze da pastiglie trasformate dentro le nuvole
di fumo nel mondo fatto di città essere contro od ingoiare
la nostra stanca civiltà
È un Dio che è morto
ai bordi delle strade, Dio è morto nelle auto prese a rate, Dio è morto
nei miti dell’estate, Dio è morto.
M’han
detto che questa mia generazione ormai non crede in ciò
che spesso han mascherato
con la fede nei miti eterni della patria e dell’eroe
perché è venuto ormai il momento di negare tutto
ciò che è falsità le fedi fatti di abitudini e paura
una politica che è solo far carriera il perbenismo interessato
la dignità fatta di vuoto l’ipocrisia di chi sta sempre
con la ragione e mai col torto.
È un Dio che è morto
nei campi di sterminio, Dio è morto coi miti della razza, Dio è morto con gli odi di partito, Dio è morto.
Ma penso che questa mia generazione è preparata a un mondo
nuovo e a una speranza appena nata, ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza
armi, perché noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore
è per tre giorni e poi risorge, in ciò che noi crediamo Dio è risorto, in ciò che
noi vogliamo Dio è risorto, nel mondo che faremo
Dio è risorto...
(A
cura di Anita, Arianna,Sofia, Anna, Anna e Paolo
di Verona)
Sono Saveria della C.T. "la Genovesa" e volevo
comunicarvi che con Paolo Ferrari e i giovani della
CT stiamo proponendo alcuni percorsi per prepararci
alla "Marcia della Pace Perugia-Assisi".
Vi allego del materiale e, a nome di tutti i
ragazzi, vi invito a partecipare e a tenerci in
contatto.
CARI AMICI E CARE AMICHE, NEGLI ALLEGATI TROVERETE L'INVITO A COSTRUIRE INSIEME
IL PERCORSO DI INIZIATIVE SU "DIRITTI UMANI PER
TUTTI" IN PREPARAZIONE DELLA SETTIMANA DI OTTOBRE
AD ASSISI E DELL'ONU DEI GIOVANI. IL PRIMO INCONTRO E' STATO MOLTO "PRODUTTIVO" (VEDI
RELAZIONE) MA IL 2° SARA' QUELLO "DECISIVO" :NON
MANCATE !!!
VI PREGO DIFFONDERE QUESTO INVITO PER COSTRUIRE
LA PIU' AMPIA PARTECIPAZIONE TRA I GIOVANI E LE
ASSOCIAZIONI VERONESI
nel prepararci al 60°anniversario della Dichiarazione
dei Diritti Umani dell'ONU, per realizzare anche
a Verona un percorso di "EDUCAZIONE ALLA PACE E
AI DIRITTI UMANI PER TUTTI E TUTTE" che sfoci nella
partecipazione alle iniziative della SETTIMANA PER
LA PACE E I DIRITTI UMANI che si concretizzerà in
centinaia di iniziative in tutta Italia con SEDE
DI RIFERIMENTO IN ASSISI, vogliamo porre alla vostra
cortese attenzione i programmi esposti negli allegati
a questa e-mail, con particolare riguardo al "CINEFORUM
SUI DIRITTI UMANI" e alla proiezione riguardante
DON MILANI E LA SUA ESPERIENZA EDUCATIVA.
Ci auguriamo che quanto propostoVi sia di vostro
interesse e gradimento e possiate, così, coinvolgere
le vostre realtà educative e diffondere questi inviti
ai vostri "contatti" al fine di favorire la massima
partecipazione possibile degli insegnanti ed educatori
di Verona nonché di una folta rappresentanza di
GIOVANI STUDENTI VERONESI sul "DIRITTO ALLO STUDIO"
e "LA MIA SCUOLA PER LA PACE".
PREGANDOVI DI "NAVIGARE" SU
www.perlapace.it per maggiori informazioni sul
"nazionale", restiamo a vostra completa disposizione.
Paolo Ferrari per il Coordinamento Veronese Enti Locali per la
Pace
Si sta avvicinando la Settimana della Pace e la
III Assemblea dell'Onu dei Giovani. Per questo vi
inviamo un aggiornamento sul programma e sui contenuti
delle iniziative in agenda. Vi ricordiamo che la scadenza per le iscrizioni
è Sabato 22 Settembre; GIA' 10 GIOVANI VERONESI SI SONO ISCRITTI e acompagneranno
i NOSTRI OSPITI : un RAGAZZO PALESTINESE e uno ISRAELIANO
di "FIORI DI PACE" che saranno TESTIMONI all'ONU
DEI GIOVANI. Vi preghiamo quindi di inviare la scheda di partecipazione
prima possibile e COMUNICARLO ANCHE AL COORDINAMENTO
VERONESE CHE CURA L'ORGANIZZAZIONE DEL VIAGGIO A
TERNI. Alleghiamo, oltre alla scheda di iscrizione , il
programma delle attività, la traccia (provvisoria)
dei workshop ed una call per volontari rivolta a
chiunque voglia, nella Settimana della Pace, aiutarci
a rendere l'Assemblea dell'Onu dei giovani un luogo
accogliente per tutti coloro che vi prenderanno parte.
Per informazioni ed aggiornamenti vi consigliamo
di consultare il nostro sito internet
www.onudeigiovani.org Vi aspettiamo!