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I NOSTRI "QUADERNI"


COMUNITÀ DI PINEROLO


IL PADRE E I FRATELLI

Il volumetto raccoglie un'esperienza di catechesi realizzata nel 1983 dalla nostra comunità di base con un gruppo di fanciulli, e si propone come un utile strumento per affrontare il problema dell'annuncio di Gesù ai bambini, all’interno di gruppi e comunità.

Attraverso un itinerario di otto tappe il libretto raccoglie le testimonianze, le gioie ed anche le difficoltà di un cammino alla scoperta di Gesù.

Ogni capitolo è preceduto da una presentazione con riferimenti biblici e bibliografici, ed è seguito da stimoli alla riflessione; in appendice una liturgia di Natale ed alcune preghiere scritte per loro.

La caratteristica più importante del libro è di essere stato scritto per i bambini e non sui bambini, per cui può essere dato in mano direttamente a loro: i grandi caratteri tipografici, i disegni, il formato lo rendono immediatamente accessibile già ai bambini di 7-8 anni.

Non si tratta infatti di un lavoro nato a tavolino, ma costruito mese per mese, dall'impegno dei genitori e della comunità nello sforzo di preparare il materiale da discutere coi bimbi: ed è la possibilità di questa esperienza concreta che ci ha stimolato alla pubblicazione.


IL VENTO DI DIO

Il volumetto raccoglie un'esperienza di catechesi realizzata nel 1984 dalle Comunità Cristiane di base del pinerolese con un gruppo di fanciulli. Si propone come utile stru­mento, per affrontare il problema dell'annuncio di fede ai bambini, all'interno di gruppi, movimenti, oratori, comunità e parrocchie. Anche questo volume contiene 8 tappe condensate in altrettante tematiche di consi­stente spessore evangelico.

Se da una parte questo libro può essere messo direttamente in mano ai bambini delle classi elementari, dall'altra il corredo teologico presente nelle numerose e dettagliate note fornisce agli adulti un utile materiale di di­scussione e di confronto.

Il “quaderno” è destinato a suscitare interesse e dibattito in tutti quegli ambienti e presso tutte le persone che sentono la responsabilità di annunciare il messaggio biblico senza limitarsi a ripetere logore parole cristiane.


LAZZARO VIENI FUORI

I miracoli di Gesù; azioni potenti, segni o prodigi? Non preoccupiamoci tanto di definirli con la presunzione di fotografare il fatto accaduto. Nella prassi dì Gesù proprio nel contatto quotidiano con gli uomini e le donne menomate o emarginate o oppresse, la fede ci fa vedere che il Regno di Dio è giunto in mezzo ai poveri.

I racconti di miracolo suscitano, ieri come oggi, meraviglia e stupore. Il miracolo è il segno di quella «anormale» bontà di Dio che si rivela attraverso le opere compiute da Gesù. Dio non ha mai finito di stupirci. Egli è produttore di «novità» nel senso che viola sistematicamente tutte le pratiche di vita e le ideologie aggrappate alla conservazione del presente e spinge verso l'utopia del Regno. Non, dunque, una meraviglia che incanta e paralizza, ma uno stupore che invita a contemplare le opere di Gesù e ad incamminarsi sulla sua strada. I miracoli sono «brecce» e vie di uscita che Dio apre nella vita e nella storia per liberarci dall’assedio dei tabù, delle abitudini, degli egoismi proprio quando a noi sembra che ogni cammino sia precluso.

La prassi di Gesù ci può offrire un salutare contagio. Essa può metterci in corpo la febbre di Dio che ci tiene vivi proprio per non ammalarci di abitudine, di normalizzazione, di routine. Nel cuore di questo mondo Dio fa spuntare sempre feconde novità e coltiva la libertà, i miracoli sono il simbolo della sdemonizzazione, della liberazione dai ceppi che tengono schiavi.

Questo quaderno si rivolge agli adulti che, nelle parrocchie e nei vari movimenti ecclesiali, compiono il servizio catechistico. Non si prefigge di tracciare un itinerario catechetico, ma di proporre etementi di dibattito e stimoli ad una ricerca che sarà feconda se potrà svolgersi in un orizzonte pluralistico.


CON DIO VERSO LA LIBERTÀ

Questo è il quinto volume della serie catechistica delle comunità cristiane di base del pinerolese (Cavour, Candido, Piossasco, Pinerolo). Questo «quaderno» comprende il racconto dell'Esodo, così come è avvenuto nel corso del 1991 nelle comunità che ora lo pubblicano. Sono in esso raccolte le «schede» e alcuni dei disegni delle bambine e dei bambini che hanno dato vita all'incontro quindicinale. Come i lettori potranno constatare, noi abbiamo compiuto delle scelte, sempre discutibili, sul piano catechetico, narrativo ed esegetico. L'intero «percorso» è stato discusso nella «commissione catechesi» che da molti anni (dal 1979) si raduna ogni tre settimane per approfondire lo studio dei testi biblici e predisporre il materiale per il lavoro di gruppo con i bambini/e.

Presentiamo queste pagine ben consapevoli della loro «parzialità» e di alcune «semplificazioni» che abbiamo ritenuto utile adottare per rendere possibile la comunicazione e la creatività di gruppo. Si tratta, dunque di una delle possibili letture dell'Esodo che ci ha fatto scoprire come inscindibilmente unite l'azione liberatrice di Dio e la responsabilità del popolo.

In un tempo in cui l'ossessione narcisistica dell'io porta a sottolineare soltanto ciò che facciamo noi, abbiamo ritenuto necessario metterci in attento ascolto e in accorata ricerca della presenza e dell'azione, l'una l'altra sottili ed impalpabili, di Dio dentro la vicenda cosmica e umana.

La nostra speranza è tutta qui: che il Signore, Dio di Abramo, di Sara, di Miriam, di Mosè e di Gesù porti noi e i nostri figli sulle strade di un continuo esodo, che la Sua forza e il Suo «vento» ci sospingano e ci accompagnino. Del resto, più che un «narrare ad altri» il cammino dell'Esodo ha costituito una riscoperta per noi adulti proprio mentre si faceva parola, dialogo, racconto per e con i nostri figli/e.

Signore, Dio del cammino,
Dio che cammini con noi sempre,
insegnaci a vedere e a riconoscere
la Tua presenza in noi e nel mondo.


LABORATORIO DI RELIGIONE DI S.PAOLO


PARABOLANDO

Le cose raccontate in queste pagine sono nate nel laboratorio di religione della comunità di S. Paolo.

Mentre, durante la messa o durante altre riunioni della comunità, si dicono cose forti e si fanno scelte da grandi, nel laboratorio di religione si riuniscono i bambini con gli adulti per avvicinarsi al significato delle storie antiche raccontate nella Bibbia.

Lo abbiamo chiamato laboratorio perchè non vuole essere una catechesi che da ai bambini delle risposte definitive sulla religione, ma solo un momento in cui i grandi raccontano ai piccoli la loro fede e danno loro gli strumenti, proprio come in un laboratorio, perchè i bambini un giorno possano fare le loro scelte.

In questi ultimi mesi abbiamo cercato di capire alcune parabole di Gesù.

[Puoi scaricare "Parabolando" con un clic sull'immagine di copertina]

 
CREANDO, CREANDO...

Ogni anno il laboratorio di religione della Comunità di San Paolo da qualche frutto; per non perderlo pubblichiamo un quaderno sul quale si intrecciano parole e pensieri ai bambini e dai bambini, su alcune pagine della Bibbia.

Quest'anno abbiamo letto i primi capitoli del libro della Genesi scritti con diverse intenzioni da vari poeti ebrei.

I racconti che abbiamo letto non sono per forza veri, solo per essere accaduti proprio come sono narrati, ma sono veri soprattutto perchè rappresentano immagini vere che ci sono nella mente delle donne e degli uomini quando si fermano un momento a pensare il significato più profondo del loro cammino sulla terra.

Ci sono dunque nelle pagine che abbiamo letto tutte le paure e tutte le speranze. La paura di crescere e diventare grandi, la paura di essere distrutti o di essere puniti, la paura di morire sono sempre presenti nella Bibbia. C'è anche però il desiderio di conoscere e di amare, la gioia di essere vivi e di essere diversi, per esempio maschi e femmine, la ricchezza di chiamare Dio con tanti nomi e di capirci anche con lingue diverse.

L'amore dei grandi che circondano i bambini della comunità ci fa pensare che il più grande dei grandi, che amiamo chiamare Dio, ci spinga a vivere, a crescere e ad amare.

La vita non è bella quando non ci si sente circondati da amore e non si riesce a pensare a Dio come a un grande buono, generoso e paziente. Allora la paura vince sull'amore, diventiamo cattivi e nascono le violenze e le guerre che durante questo anno hanno straziato la terra.

Noi pensiamo che l'ordine di Dio, che è amore, vinca sull'ordine della violenza e dell'odio. Allora crescere sarà più bello.

[Puoi scaricare "Creando, creando" con un clic sull'immagine di copertina]

 
LA PAROLA AI SEGNI

Tutte le genti, in tutti i tempi e nei luoghi più lontani hanno cercato di comunicare tra di loro con gesti e parole, ma anche con simboli e racconti. La comunicazione tra donne, uomini ed animali è stata utile per poter organizzare la vita, conoscere ed utilizzare le cose che ci circondano, difenderci dai pericoli, raggiungere ciò che ci è utile per la nostra crescita e per la crescita della nostra prole.

Ma sapere che cosa sono le cose e a che cosa servono non basta. Bisogna anche sapere che cosa significano: le cose parlano e ci vogliono condurre altrove. Così diventano simboli.

Facciamo un esempio. Gli ebrei, fuggiti dalla schiavitù in Egitto, viaggiavano nel deserto tra stenti e fatiche, fame e sete. Una volta si lamentarono per la fame e la mattina dopo trovarono sull'erba una cosa biancastra e granulosa, una specie di farina. Si domandarono - man - hu? - che significa nella loro lingua - che cosa è? - e si accorsero che si poteva mangiare. Era cibo e lo chiamarono manna.

Però non avevano capito tutto; avevano capito che cosa era ma non che cosa significava. Così cominciarono ad ammucchiarne tanta per tenerla di riserva ed invece andava sempre a male. Erano disperati. Allora il loro capo Mosè spiegò loro che la manna era un regalo di Dio, il loro Signore che li aveva strappati dalla schiavitù.

Dio voleva far loro questo dono tutti i giorni per significare che l'amore non si può mettere in magazzino perché si sciupa: manna di giornata perché amore di giornata. E capirono, un po'. Altre cose le capirono dopo, spesso attraverso storie e simboli.

Quest'anno al laboratorio di religione abbiamo studiato miti e simboli dei popoli: la pietra, il fuoco conservato nel focolare, oppure rubato o invece ancora donato, la ruota che gira su sé stessa e ci porta sempre allo stesso punto o quella che ci sposta in avanti, le acque che lavano o che danno vita ed infine il cibo divino: il pane spezzato.

È stato interessante anche se un po' faticoso. Abbiamo cercato di capire che anche l'uomo e la donna dei tempi moderni si muovono tra tanti oggetti, ma corrono il rischio di sapere solo cosa sono per usarli e consumarli - questo lo chiamano consumismo - ma non ne conoscono il significato perché non lasciano parlare gli oggetti, le persone e gli animali per far loro dire che cosa significano e dove ci vorrebbero portare.

Tutto alla ricerca di un tesoro che forse c'è e forse viene costruito proprio nel cercarlo: il tesoro dell'amicizia e della comprensione tra persone, tra popoli e tra culture.

[Puoi scaricare "La Parola ai Segni" con un clic sull'immagine di copertina]

 
COME STELLE POLARI

Quest'anno il laboratorio di religione, per la sua ricerca, ha preso l'argomento dei comandamenti.

Qualche volta diversi per numero, per ordine e per contenuto, i comandamenti sono comuni a tutte le religioni.

Nel nostro paese la religione più diffusa è il cristianesimo, che ha ereditato dai libri sacri degli ebrei, i dieci comandamenti che Mosè ha ricevuta da Dio sul monte Sinai, durante il viaggio di liberazione verso la terra promessa.

I comandamenti ci sono però anche in altre religioni, come per esempio in quella buddhista. Veramente il buddhismo più che una religione è un insegnamento per la liberazione dal male. Però in molti paesi è organizzato come una religione.

Abbiamo fatto una scelta che si è dimostrata utile, anche se un po' faticosa. Invece di parlare prima dei dieci comandamenti di Mosè e poi, separatamente, di quelli dei buddhisti (il Sila), abbiamo preferito prendere ognuno dei comandamenti e vedere come viene espresso e praticato nelle diverse religioni.

Prima di cominciare però dobbiamo osservare una differenza molto importante tra i comandamenti di Mosè, fondamentali per ebrei, cattolici, protestanti e musulmani, ed i comandamenti dei buddhisti.

Nella legge di Mosè, i comandamenti sono dati ad un popolo che si sta liberando dalla schiavitù, per raggiungere la libertà, mentre nella dottrina buddhista i comandamenti sono dati alle singole persone, per liberarsi dalla sofferenza e dal male.

La religione dei comandamenti di Mosè è quindi una religione nella quale è Dio che ascolta il grido dei poveri e degli schiavi, si china su di loro e ne fa un popolo, dando loro una legge.

La dottrina dei comandamenti buddhisti è data invece come un gioiello prezioso che aiuta la singola persona ad essere buona, compassionevole e felice.

Per Buddha (l'illuminato) non c'è un giudizio ed una punizione per chi disobbedisce alla legge, ma il male deriva dal fatto che, invece di liberarsi dai pesi e "volare col solo peso delle proprie ali", si diventa sempre più pesanti. Come uccelli con le ali bagnate si scende sempre più in basso e diventa sempre più difficile riprendere il volo.

Qualcuno potrebbe pensare che si debba considerare una dottrina superiore all'altra, ma questo non è necessario. Queste due rappresentazioni della legge hanno ciascuna un grande valore e vanno conosciute con rispetto e serietà.

Conoscere meglio l'esperienza degli altri arricchisce la propria.

[Puoi scaricare "Come Stelle Polari" con un clic sull'immagine di copertina]

 
UN REGNO SENZA CONFINI

La prima uscita i bambini la fanno quando escono dal grembo della mamma e cominciano a strillare e a curiosare su tutte le cose che li circondano.

Se questa prima esplorazione non è felice, il bambino può anche spaventarsi e rimpiangere il calduccio della protezione della mamma dove tuffo gli sembrava più facile e più comodo. Proprio come in quella striscia di disegni, da ridere, ma non tanto, in cui si vede un pulcino che rompe l'uovo, si affaccia, vede un sacco di guerre e di casini e rientra nell'uovo.

Insomma si sta meglio dentro o si sta meglio fuori? È meglio restare a letto con qualche scusa e farsi servire il caffè e latte o andare a scuola, imparare cose nuove, giocare con gli amici e magari sbucciarsi un ginocchio?

 Dentro e fuori è un problema che dobbiamo risolvere fin da piccoli. E poi dentro e fuori da che?

Ci sono confini tra paesi diversi. C'è chi è dentro e chi viene da fuori. C'è chi viene da fuori per vedere il nostro paese ed è bene accolto perché porta soldi, e c'è chi viene da fuori perché nel suo paese c'è la guerra o la fame, e allora non sempre è bene accolto.

C'è chi è dentro la casa e c’è chi è fuori perché è stato sfrattato. C'è chi è dentro ad una festa e chi è fuori perché non è invitato.

Mamma mia! Quanti passaggi fra dentro e fuori!

Ce ne siamo occupati nel laboratorio di religione, perché molto spesso, nei passaggi da un punto all'altro o da un momento della vita all'altro - per esempio quando non si è più bambini ma non si è ancora del tutto adulti - c'è chi usa il nome di Dio per fare paura o per fare prepotenza e chi lo usa per incoraggiare le persone ad essere libere e a costruire la pace.

Così, parlando delle religioni e del nostro passare in mezzo a tanti simboli, abbiamo parlato anche della Comunione, che è un simbolo molto bello perché insegna a dividere il cibo con gli altri, ricordando Gesù che ha dato la sua vita per insegnare a tutti l'onestà e la fedeltà alla parola. La Comunione è un passaggio importante per chi se la sente di prendere per guida Gesù. Però non è obbligatorio. Non è come la vaccinazione che si deve fare per forza, se no non puoi anda­re a scuola. E così ne abbiamo parlato e chi ha fatto una scelta e chi ne ha fatta un'altra. Insomma, se lo volete sapere, leggetevi il nostro libro.

Non disponibile on-line.
Richiedi la copia cartacea a oltre@cdbgiovani.it (€ 2,50+sp.post.)

 
CAMMINANDO CAMMINANDO 2

Introduzione alla raccolta (comprendente  "Un regno senza confini" e "...e Dio creò", inedito singolarmente)

Non bisogna mai stancarsi di camminare. Anche quando ci sediamo per fare merenda, o suonare la chitarra o solo per riposare, il nostro cammino prosegue con la fantasia.

Spesso si dice che la fantasia è la matta di casa. Eppure se non riuscissimo ad immaginare le cose che non ci sono, non assomiglieremmo per niente a Dio che ci ha pensato quando non c'eravamo.

Tantissimi anni fa, a forza di desiderarlo e di provarci, certi primati riuscirono a camminare sugli arti inferiori e a liberare gli arti superiori con i quali poterono fare molte cose nuove. Tra le più belle e importanti ci fu l'abilità delle femmine di stringere i loro piccoli al petto seguitando a camminare con gli arti inferiori.

Anche noi dobbiamo desiderare di immaginare le cose che ancora non ci sono, forse un giorno riusciremo a volare, forse riusciremo a comprendeve i linguaggi degli altri animali o almeno riusciremo a rispettare tutti gli esseri che vivono, perché, in un modo o nell'altro, ci dicono che a loro piace essere vivi.

Introduzione a "...e Dio Creò"

Nel laboratorio di religione della comunità di San Paolo anche quest' anno si è lavorato con impegno e fantasia.

Abbiamo ripreso il tema delle origini dell'universo e della vita, secondo le rappresentazioni che se ne sono fatte vari popoli.

Come già facemmo quattro anni fa, cioè nel 1994, abbiamo dedicato più tempo alle storie narrate nella Bibbia, libro che è fonte comune di conoscenza e saggezza per gli ebrei ed i cristiani. Anche le memorie di altri popoli e di altre religioni sono state preziose per capire meglio noi stessi, bambine e bambini italiani che sgambettano per Roma, ed il nostro modo di rappresentarci il passaggio tra le cose che vengono prima e quelle che vengono dopo.

Siamo stati spesso tentati di pensare che quello che è venuto dopo - per esempio noi che viviamo nel 1998 - è stato fatto, pari pari, da quelli che sono venuti prima. Noi recitiamo una commedia che è stata scritta da altri prima di noi. In questo modo quando vogliamo rappresentarci Dio come creatore - madre e padre - di tutte le cose, ce lo rappresentiamo come un vecchione che c'è stato prima di tutto e prima di tutti ed ha scritto la nostra storia prima che noi la vivessimo. Però questa tentazione abbiamo cercato di superarla.

Ci ha aiutati una preghiera tratta da un libro sacro dei persiani, l'Avesta, attribuito a Zarathustra, che vuol dire "vecchio cammello". Come sapete tutti i cammelli trasmettono un immagine di saggezza, perché sono forti, lenti e resistenti e soprattutto perché, come tutti i ruminanti, prima ammucchiano in uno stomaco del cibo in abbondanza e poi lo digeriscono con comodo e con profitto.

In questa poesia appare la gratitudine per Dio, che ci accorda i beni della vita, e per i nostri antenati, che ci hanno lasciato in eredità tanti pensieri e tante esperienze, ma appare anche un' altra cosa importante: tocca a noi che viviamo oggi, creare la gioia futura dei viventi in un mondo che ci appare molto incasinato. Così da creati ci siamo sentiti invitati a diventare creatori e forse Dio, con i nostri antenati, sorride sulla nostra speranza di dare gioia e libertà alle creature future.

Pensa un po', quando noi bambini saremo degli antenati!

[Puoi scaricare "Camminando, camminando 2" con un clic sull'immagine di copertina]

 
IL GIUBILEONE

Durante l'anno che è appena finito le bambine ed i bambini del Laboratorio di Religione con l'aiuto degli adulti della comunità - genitori e sopravvissuti del Jurassic park come Giovanni - hanno costruito una storia, per cercare di capire come possa essere vissuto l'evento del Giubileo di cui tanto si parla, e l'hanno trasformata in fumetto.

Con in testa le "vecchie " del laboratorio, Alice Corte (12 anni) e Daria Mazzanti (13 anni), hanno disegnato Francesca Mazzanti (10 anni), Luca e Mattia Gammarota (11 anni), Sara Schiattone (9 anni), Emanuele Toppi (10 anni) e Catia Santonico (ripetente): il risultato è sotto i vostri occhi. Sono stati bravi!

Ma bravi anche Tommaso Cea (12 anni), Margherita DAngelo (9 anni), Clara Dionisi (12 anni), Gabriele Marchetti (11 anni), Emiliano Mazzi (10 anni) Camilla Mottironi (10 anni), Eleonora Neri (9 anni), Valerio Ricci (11 anni) e Roberta Russo (8 anni), che hanno fatto la sceneggiatura e i dialoghi.

Grande regista Dea Santonico. Story board (un nome amerikano ci voleva!): Mauro Mazzanti. Alla raccolta del materiale di approfondimento: Antonella Garofalo e Mimmo Schiattone.

Angelo supervisore e buon consigliere un bambinologo stagionato, Francesco Tonucci, noto in arte come FRATO.

Ma che volete di più!?!

Tenendolo, ultimato, fra le mani, il pensiero è corso ad un grande amico scomparso, Alex Langer, che aveva rovesciato il motto delle Olimpiadi: "più veloce, più alto, più forte" con il suo motto per giubilei ed altro: "più lentamente, più profondamente, più dolcemente".

Ciao Alex, i nostri bambini, senza conoscerti, hanno raccolto la tua fiaccola.

Speriamo bene

Non disponibile on-line.
Richiedi la copia cartacea a oltre@cdbgiovani.it (€ 5,00+sp.post.)

 
CHI DITE CHE IO SIA?

In questo libro sono raccolti disegni, impressioni, commenti maturati nel Laboratorio di religione della Comunità Cristiana di Base di S. Paolo a Roma.

Giovanni Franzoni da anni percorre queste strade di ricerca assieme ad adulti e giovani all'interno di questa straordinaria esperienza di base della Chiesa romana.

Le riflessioni ingenue e sincere delle ragazze e dei ragazzi aiutano grandi e piccoli a dare risposta a quel cruciale interrogativo che si impone oggi: chi è stato Gesù ieri e chi è per noi oggi?

* * * * *

 

RECENSIONE DI LUIGI SANDRI

Un libro scritto da e per ragazze e ragazzi, oppure scritto anche per i grandi? La domanda, intrigante, sorge spontanea alla lettura di questo volumetto che raccoglie, appunto, la sintesi di un anno di lavoro del Laboratorio di religione della Comunità cristiana di base di San Paolo in Roma.

Formalmente, infatti, il piccolo libro (un centinaio di pagine, edite da Icone edizioni) è l’intreccio di riflessioni sui vangeli condotte da Giovanni Franzoni in costante dialogo con i/le partecipanti al “Laboratorio”, ragazze e ragazzi dai dieci ai quattordici anni. Si prende un fatto narrato dal vangelo, o una affermazione di Gesù, ci si riflette, ci si lavora, e quindi, insieme al pensiero del “conduttore” viene riportato quello di alcune e alcune partecipanti: frasi brevi, qualche flash per illuminare questo o quell’aspetto, per esprimere un sentimento, una impressione, una idea.

Di fatto, in questo pur rapido cammino si toccano problemi nodali legati a Gesù: la sua nascita, la sua vita pubblica, la sua morte. E su ciascuno di questi aspetti non si ripetono acriticamente tesi consuete ma, spesso, si aprono degli squarci che scuotono opinioni consolidate, e schiudono, proprio agli adulti, panorami diversi da quelli sempre conosciuti. In altri termini: in modo pacifico, sereno, apparentemente dimesso, si espongono i risultati di ricerche esegetiche (=interpretative) delle Sacre Scritture che di solito non escono dai cenacoli degli esperti e rimangono confinate in piccoli gruppi accademici e o in libroni difficili che la gente comune non legge.

Ad esempio: a pagina 10 si dice: “Sembra che Gesù non sia nato a Betlemme, ma a Nazareth, e… che sia nato almeno sei anni prima”. Una frase che condensa temi scottanti, e che induce a interrogarsi: “Ma come, Gesù non è nato a Betlemme? Questa poi! Ma lo dice il vangelo che Egli nacque a Betlemme… e tutti i presepi sono ambientati a Betlemme…”. La risposta, adombrata dal testo, è: Gesù è nato anagraficamente a Nazareth, ma “teologicamente” gli evangelisti Matteo e Luca lo fanno nascere a Betlemme per dire che Gesù era di discendenza davidica (David fu scelto come re d’Israele, e unto come eletto, proprio a Betlemme).

Il ragazzo e la ragazza del Laboratorio ha così appreso una conoscenza che appare strana al 99% per fedeli cattolici (e anche dei “Laici”); e gli anziani ignari di questo saranno spinti a chiedersi: “che è mai questa affermazione?”, e ad indagare per capire il senso profondo di certe affermazioni bibliche, che, spesso, non è quello che appare a prima vista. Non è la religione che cambia (come alcuni temono), ma siamo noi che comprendiamo meglio le Scritture. Del resto, il Laboratorio non offre certezze assolute, ma piste di riflessione per andare oltre, e cercare ancora, per comprendere meglio.

Una comprensione che, infine, porta ad una parola spesso ripetuta nel Laboratorio: “spezzare il pane”. Cioè, il succo della vita della discepola e del discepolo di Gesù è volere, malgrado le difficoltà ed i nostri limiti, fare come fece Lui: “spezzare” la nostra vita per gli altri, soprattutto per i più deboli e per gli esclusi.

Sono fortunati i ragazzi e le ragazze che crescono accostandosi ad un Gesù più vero, per dirLo con parole comprensibili a gente del terzo millennio. La speranza è che non scordino le intuizioni apprese ed espresse, e soprattutto la direzione del cammino da esse indicato. E, noi adulti? Leggendo questo libretto – scritto con parole semplici, accattivanti, immediate – possiamo “ripassare” alcuni punti nodali della nostra fede, e, magari, decidere di capirla di più, dal punto di vista teorico, e, soprattutto, di viverla di più nel concreto.

Dire chi sia Gesù, e dirlo con una vita cristallina e coerente, è compito e grazia di noi tutti, grandi e piccini, che siamo stati “sorpresi” dal lieto annuncio di liberazione e di solidarietà che Gesù ha incarnato in tutta la sua vita.

 

COMMENTO DI SUOR ANNUNZIATA
(Piccole Sorelle di Gesù di Chiusi)

Carissimi,

ho letto rapidamente il libro Chi dite che io sia?

Per prima cosa, devo dire che anche per me è questa la domanda cruciale, quella che Gesù di Nazaret pone ad ognuno di noi qui e ora. Cosa osiamo rispondere?

Ho constatato la serietà e la verità di questi ragazzi che sanno riflettere e mettersi in gioco.

Tra le risposte, accenno ad alcune che mi hanno colpito di più, a cominciare da quella di Matteo sulle statuine del presepio e su quei marines che l'hanno sconcertato e l'hanno fatto pensare... Mi sono sembrati davvero interessanti gli interventi di Federico sui peccatori e la conversione del califfo, o quelli di Sofia sul mondo alla rovescia e poi su come ci comporteremmo con uno sconosciuto qualsiasi nudo, affamato, assetato, abbandonato.. Aggiungerei la riflessione di Flora sulla cena in comunità e la condivisione...  E potrei continuare...

Certo, è fondamentale la presenza di chi sa porre le domande e suscitare il dialogo, al modo della levatrice della sapienza antica...

Quanto ai disegni, mi resta nel cuore "la fatica di Gesù": Si vede proprio che non ne può più! E di sicuro anche ora non ne può più e chiede a noi di dargli da bere...  

Grazie ancora

 

COMMENTO DI MISA CHIAVARI

La bellezza di questo libro è la veridicità del racconto della storia di Gesù calata nella realtà in cui viviamo. Alla Gregoriana un professore diceva che i vangeli sono la storia della morte in croce di Gesù con un lungo prologo.

Certamente è stata la morte atroce di un giusto per le sue idee rivoluzionarie non solo per il suo tempo, ma per tutti i tempi, che ha posto tanti interrogativi da quel giorno in poi a tutti, credenti e non. E’ sempre di un’attualità sconvolgente! I poveri, gli ultimi, i reietti, sono sempre più numerosi e i rivoluzionari rispetto ai benpensanti sono sempre pochissimi e non accettati da chi non vuole che le cose vadano per un verso diverso da quello che fa comodo a loro!

Si sente la grande curiosità e disponibilità dei ragazzi del laboratorio di religione ad intraprendere una strada di sequela totalmente controcorrente e non nascondono la grande difficoltà a seguirla nel mondo dove stanno vivendo.

I ragazzi vedono un Gesù: “semplice, un bambino come noi, un adulto che si mette dalla parte dei deboli, che va incontro alla gente, che è un compagno di cammino, un amico, che ha fiducia in me e che ci potrò sempre contare e questo mi dà sicurezza, sentono la necessità di avere dei riferimenti certi. Per loro è importante sapere che c’è non quando è nato, il bisogno di una condivisione mentale, il contagio di un cambiamento di vita, trovano nell’uomo Gesù uno che non è nato con tutte quelle idee in testa, ma che ha dovuto crescere e fare esperienze come noi. Si rendono conto che  non si può chiedere troppo a Dio perchè anche lui si stanca! Si chiedono se Gesù nelle tentazioni sapesse già che avrebbe ricevuto una ricompensa da Dio. Notano la differenza tra Giovanni fisso nel deserto mentre Gesù si muove. Considerano la figura di Gesù molto reale e vicina a loro. Esprimono che  tutti hanno bisogno di esempi positivi, senza pensare che essi stessi possono esserlo, che il peggior nemico della fede è la rassegnazione. Una asserisce che Gesù ripudia la sua famiglia per paura di rimpiangerla.  Riflettendo sulla nostra società e i poveri attuali si esprimono dicendo che i poveri sono quelli che la nostra società rende poveri. Parlano di un Dio che gradiva più il pentimento del Califfo di tutte le volte che lo pregava. Per loro la fatica è superata dalla soddisfazione, dalla fierezza e dall’allegria,  anche se  seguire Gesù comporta sacrificio e non è facile. Commentando il Samaritano scrivono: non c’è bisogno della fede per soccorrere chi ha bisogno, il samaritano dovrebbe essere la normalità ed è fondamentale il diritto  di potersi fidare dell’altro, solo così non ci sarebbe più “il nemico”! Esprimono la difficoltà di aiutare uno sconosciuto indigente, mentre Dio sta sempre dalla sua parte, e solo amandolo l’altro può cambiare perchè solo così può venire fuori qualcosa di buono. Lo spezzare il pane  è il vero simbolo di condivisione di tutto con tutti, come quando organizziamo i pranzi qui in comunità.

 I commenti sulla morte sono, data l’età dei ragazzi,  liberazione dai crucci terreni, una cosa astratta.  Mentre la resurrezione può esserci stata o meno, ma è vista come Gesù che continua a vivere nei nostri cuori attraverso gesti d’amore e di solidarietà, solo nel nostro cuore si può incontrare Gesù risorto, ci apparirà attraverso l’amore.  Il rapporto di Gesù con le donne viene sviluppato nell’annuncio della resurrezione dato dall’angelo ad esse per prime e la ragione che i ragazzi esprimono è: perchè Gesù credeva molto in loro, le ha scelte perchè si prendono cura degli altri senza ricevere nulla in cambio, solo per amore.  La resurrezione di Gesù i ragazzi non la considerano molto importante perchè l’importante è quello che ci ha trasmesso, il messaggio d’amore verso l’umanità intera, Lui vivrà comunque sempre   nel cuore di chi crede nell’amore, gli ideali non saranno mai intaccati, potrai uccidere il pensatore, ma non le sue idee nuove.  E terminano scrivendo che è bello pensare che Gesù perde nella storia , ma nella nostra fede Gesù vince perchè la vera vittoria è un incontro d’idee, intelligenze e di cuori, non l’umiliazione del più debole!

 

COMMENTO DI ALICE CORTE

E’ difficile oggi stare con Gesù. Sembra sempre che la sua parte sia quella del Papa, la parte familistica, anti-abortista e omofoba che circonda la nostra società, e troppo spesso la determina.

A me vengono in mente due semplici esempi.

La casa di Dio profanata dai banchi del mercato, così simile alle fabbriche di culto delle grazie (mai) ricevute, non assomiglia così tanto anche a certe vetrine che nascondono solo la miseria su cui sono state costruite?

Quei soggetti che così spesso vengono crocifissi (dai media, dalla politica, dal clero) non sono così simili e vicini a quelli a cui si avvicinava Gesù? Penso a Emilia, la donna rom che ha denunciato l’uccisore di Giovanna Reggiani…così simile a quel buon samaritano, che poi non chiede niente in cambio del suo favore, ma anzi riceve il disprezzo di tutti e tutte. Oppure alle prostitute, ai lebbrosi, ai soggetti deboli delle società di ieri e di oggi.

Oggi come ieri, il problema di rimanere sempre e per sempre da una certa parte, è quello di venire crocifissi, ma oggi più di ieri è necessario che il messaggio di Cristo riesca a sovrastare gli idioti del potere che lo hanno usurpato.

 

COMMENTO DI ANTONIO GUAGLIUMI

Cari ragazzi,

Come v’invidio! Quando io ero ragazzo come voi e studiavo catechismo in parrocchia, c’era una risposta già bell’e pronta, da imparare a memoria, a questa come a tutte le altre domande che uno si pone su Dio, la creazione, l’al di là, ecc. Ma se le domande vengono dal di dentro, anche le risposte, per essere soddisfacenti devono sorgerti dentro, magari con l’aiuto di qualcuno che ti aiuta a tirarle fuori.

Io ci ho messo quarant’anni a liberarmi di quelle frasette imparate a memoria e che mi ingombravano la mente. E ho cominciato, un po’ tardi, a cercarne altre, con l’aiuto della Comunità. Voi invece cominciate già adesso a cercare e chissà dove arriverete! E questo cercare durerà tutta la vita perché Gesù non è un santino né un cadavere imbalsamato, ma una persona viva, che si sposta qua e là, che ha sempre qualcosa di nuovo da dirci, che incontrerete in tante persone e in voi stessi; ora, quale persona vivente può essere contenuta in una formula? E Gesù poi!

E adesso, per chiudere con un po’ di “suspense”, io non mi firmo; ma voi, chi dite che io sia?

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MESSA IN SCENA IL 13 GENNAIO 2008 DA "AUTORI" E "SIMPATIZZANTI"


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