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"BAGLIORI DI ROGO"

CdB del Cassano (Na)

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 "FRANCESCO & MELEK al KAMEL"

Testi elaborati dalle bambine e dai bambini al XXVII Incontro nazionale CdB

PRIMO LABORATORIO
(Angela Battaglia, Emanuela Brocco, Chiara Capaccioli, Giulia Frera, Lucia Marchetti, Agnese Menin, Lorenzo Scanu, Sofia Scartezzini, Sofia Schiattone con Carla Di Russo)

 PRIMO QUADRO

NARRATORE: Francesco è riunito insieme con i suoi seguaci ed espone la sua idea di andare in Egitto per far cessare i conflitti che erano nati fra i crociati in quella regione.

Francesco: siete a conoscenza dei conflitti in Egitto? Risolviamo questo problema, Ma pacificamente. Propongo di partire per questa missione!

Frate 1: No, non conviene, abbiamo già problemi con il papa…

Frate 2: …e poi il viaggio è insidioso!

Francesco: Non dovete pensare alle parole degli altri, ma seguire il cuore! La situazione lì è drastica, pensate che i crociati, anche se si incontrano per strada si voltano senza degnarsi di uno sguardo se appartengono a nazioni diverse. Siete disposti a seguirmi?

Frate 3: Va bene, tanto ci fai sempre mettere nei pasticci!..Scherzavo! Ti abbiamo sempre seguito e nessuno ci fermerà!

SECONDO QUADRO

Francesco e i fraticelli entrano in scena

Francesco: Fratelli, siamo arrivati!

Frate 1: Guarda che atmosfera che c’è! Stanno arrivando i…

Arrivano due crociati da opposte direzioni, quando sono uno di fronte all’altro si danno una spallata e si guardano in cagnesco

Francesco: Calma fratelli, che fate? Non c’è bisogno di litigare!

Crociato 1: E tu che ne sai?

Crociato 2: Perché ti impicci dei nostri affari?

Francesco: Volevo solo farvi capire che facciamo parte di un unico popolo, il popolo di Dio, quindi seguendo il suo messaggio non serve a niente litigare!

Frate 2: Ha ragione! Seguite il suo consiglio!Crociato 1: Predica da un’altra parte, brutto pezzente, come ti permetti di rivolgermi la parola in questo modo!

Crociato 2: Che fai? Mi dici quello che devo fare?

Francesco: Ricordatevi che avete una missione, non è quella di litigare, bensì liberare i luoghi santi dai musulmani per far ritornare questi posti in mano ai cristiani! Siamo tutti qui per lo stesso motivo…

Crociato 1. Ti ho detto che devi andare a predicare da un’altra parte! Qui non c’è posto per i pezzenti come te!

Crociato 2: Già, se proprio ci tieni tanto a raggiungere il tuo intento, vai a predicare dal sultano d’Egitto!

Francesco: Bell’idea! Sentito, frati? Andiamo a predicare al sultano!

Frate 2: Non sarà pericoloso?

Frate 1: Già, non mi sembra una buona idea!

Francesco: Ma ragazzi, abbiamo fatto tanta strada, non vorrete mica ritornare senza raggiungere il nostro intento? Se riusciamo a convertirlo non ci sarà più bisogno di fare una guerra e i pellegrini potranno finalmente raggiungere i luoghi santi senza pericolo.

Frate 3: Ha ragione!

Francesco: Tutti d’accordo? Allora andiamo!

Francesco e i frati si incamminano

Crociato 1: Ma siete pazzi!

Crociato 2: Ehi, stavamo scherzando,guardate che il sultano non è molto ragionevole!

Crociato 1: Ma dai, cosa ce ne importa! Lasciali andare!

TERZO QUADRO

Narratore: E così giunsero davanti al palazzo del sultano.

I frati arrivano davanti a due guardie

Guardie: Alto là!

Francesco: Vogliamo parlare con il sultano

Frate 1: Lui vuole parlare con il sultano!

Guardia: Ma come osi, pidocchioso infedele!

Le guardie prendono i frati e li portano in prigione, poi si recano dal sultano…

Guardia: Grande sultano, abbiamo catturato degli infedeli e uno di loro insiste per parlarvi!Non è armato ed è vestito di stracci, che devo fare?

Sultano: Potrebbe essere un trucco, ma sono incuriosito. Fatelo entrare!

La guardia esce e ritorna con Francesco

Sultano: Perché sei venuto fin qua? Che cosa ti ha spinto? Non hai paura che io ti uccida?

Francesco: Può darsi che io abbia paura, ma non hai motivo per farmi del male! Sono venuto qui per parlare in pace.

Sultano: Come puoi dire che sei venuto in pace quando qui fuori ci sono dei veri propri massacri a causa vostra! Ancora ci ricordiamo quanto sangue è scorso quando voi avete conquistato Gerusalemme! Quello era sangue musulmano ed ebreo!

Francesco: Come puoi vedere non ho armi con me, non posso fare del male a nessuno! Questo perché credo in quello che Gesù mi ha insegnato…

Francesco apre il vangelo che ha sempre avuto con sé e legge le beatitudini

Sultano: Tu mi stai insegnando che per compiere cose che piacciono a Dio bisogna essere semplici e pacifici, anche per noi la pace è importante…

Francesco: Davvero!!! Non pensavo che la vostra religione fosse pacifica..

Sultano: Certo! Islam vuol dire pace. Infatti sul Corano c’è scritto: "Chi uccide un innocente uccide l’intera umanità. Chi salva una vita, salva l’intera umanità"*

Francesco: Questo che dici mi colpisce in fondo al cuore! Perché non troviamo un accordo in modo da far cessare questi massacri?

Sultano: Io sono disposto anche a lasciare libero il passaggio ai cristiani per i luoghi santi, basta che questa guerra cessi!

Francesco: Farò il possibile per far rispettare il nostro accordo. Ma sono felice di averti conosciuto anche perché ho imparato cose che non conoscevo()!

Sultano: Per me è la stessa cosa! Va in pace e porta pace!

Francesco: La pace sia con te!

Si abbracciamo e Francesco si allontana

*Corano, sura V v. 32

   QUARTO QUADRO

Accompagnato dalle guardie, Francesco va alla prigione.

I frati vengono liberati

Frati: Esclamazioni varie di gioia

Francesco: Calma, fratelli! Il nostro compito non è finito!

Frate 1: Che cosa è successo con il sultano? Raccontaci!

Francesco: Sono riuscito a parlargli e siamo diventati amici…

Frate 2: Amici? Ma stasi parlando di quell’assassino…

Frate 3: Aspetta, fallo finire.

Francesco: Amici, sì, abbiamo capito che le nostre religioni non devono combattersi, perché la pace è un bene comune e Dio (o Allah, come dicono i musulmani) ama chi porta la pace e ha compassione degli altri.

Frate 3: L’ho detto subito che il sultano avrebbe capito!

Frati 1 e 2: Senti un po’ chi parla…

Nel frattempo, camminando i frati si sono avvicinati al campo crociato.

Entrano i due crociati

Crociato 1: Ce l’avete fata?

Crociato 2: Vi pensavamo già a pezzettini!

Francesco: Non solo siamo vivi, ma vi devo portare una buona notizia…

Crociato 1: Una buona notizia?

Crociato 2: Non ci posso credere!

Francesco prende i due crociati sotto braccio

Francesco: Venite con me, vi racconto tutto dall’inizio…

Francesco e tutti gli altri si allontanano dalla scena


SECONDO LABORATORIO
(Alberto Mazzoni, Francesca Capaccioli, Agnese Marchetti, Lucia Furlan, Eleonora Neri, Arianna Ferrari, Anita Antonino, Sara Schiattone, Erica Brocco, Irene Demuro con Dea Santonico)

INTRODUZIONE

Lettore: Intorno al 1200, mentre si svolgeva la quinta crociata, Francesco d’Assisi propose ai suoi compagni frati di andare in Egitto a raggiungere i crociati per porre fine ai conflitti tra di loro.

I QUADRO

Francesco: Come sapete in Egitto i crociati, mentre combattono contro i mussulmani, sono anche in continuo disaccordo tra di loro. Così pensavo di andare a Damietta per porre fine a questi contrasti.

Frate Giovanni: Come? Cosa vuoi fare? Andare lì a farci massacrare? No, il nostro sostegno serve qui!

Frate Giuseppe: Siamo pochi, come potremmo riuscire in questa impresa!

Frate Giancarlo: Io sono d’accordo con Francesco, perché penso che con la fede in Cristo si può arrivare a tutto.

Frate Giovanni: Ma ancora non avete capito? Il nostro scopo è di imitare Cristo, non di immischiarci in guerre!

Frate Giancarlo: Ma io non voglio andare in guerra, voglio andare disarmato e portare la pace.

Francesco: Capisco le vostre preoccupazioni, ma è vero quello che dice frate Giancarlo, il nostro compito è quello di andare dove c’è guerra e discordia, disarmati come Cristo, per cercare di mettere pace.

Lettore: Così Francesco convince i suoi compagni a seguirlo in Egitto.

II QUADRO

Lettore: Francesco e i suoi arrivano in Egitto e si incontrano con i capi dei crociati.

Francesco: Ci è giunta voce in patria delle vostre divisioni e questo è un grande scandalo per i cristiani e una pessima testimonianza per i mussulmani.

Capo dei Franchi: I Veneziani vogliono sempre occupare i posti di comando più importanti. Non si può andare avanti così!

Capo dei Veneziani: No, non è vera questa accusa! Piuttosto siete voi che pretendete sempre la maggior parte del bottino e nascondete le vettovaglie.

Capo dei Franchi: Rubare noi? Ma se l’altro giorno ho visto io stesso uno dei vostri soldati frugare di notte dentro la tenda delle provviste!

Francesco: Basta! Quando siete venuti qui il vostro scopo non era quello di far bottino o possedere terre, ma quello di rendere sicuro il pellegrinaggio ai luoghi santi e dare un esempio di vita tale che anche i mussulmani potessero convertirsi.

Capo dei Veneziani: Ma sei un ingenuo! Un sognatore! I mussulmani convertirsi? Dare retta a noi? Non conosci la loro ferocia.

Capo dei Franchi: Piuttosto che fare prediche a noi, vai tu a convertirli, se ti riesce. Vedrai se non cambierai idea su di loro!

Frate Giancarlo: Non siamo ingenui, lo sappiamo che è difficile, ma la nostra fede ci da coraggio e ci spinge a rischiare e ad andare anche incontro ai nemici.

Francesco: Andiamo quindi fratelli e chiediamo di parlare con il Sultano.

Lettore: Francesco e i suoi lasciano il campo dei crociati. Qualcuno tenta di dissuaderli, mettendoli in guardia contro la ferocia del Sultano, ma loro sono ormai determinati nella loro impresa.

III QUADRO

Lettore: Francesco e i frati entrano nella città di Damietta. Vengono arrestati dalle guardie del Sultano ma, dopo tante insistenze da parte di Francesco, i frati vengono portati al cospetto del Sultano.

Sultano: Chi siete voi che con quella croce osate presentarvi alla mia corte? Non è la stessa croce che portano sul petto i nostri più acerrimi nemici che assediano e distruggono la nostra città?

Francesco: La croce di Gesù è un simbolo di pace, di fratellanza e di amore. Rappresenta la semplicità e la condivisione con gli altri, anche con i nemici e con chi ha un’altra religione.

Sultano: Ma questi valori ci sono anche nella mia religione. Non è solo la tua croce a rappresentarli. Noi diciamo che una persona non è credente se va a dormire con la pancia piena mentre il suo vicino di casa ha fame. Vedi che allora non siamo così feroci come credete? D’altra parte se siete arrivati fin qui senza essere uccisi …! Piuttosto per i vostri amici crociati la croce non rappresenta questi valori che tu ci hai raccontato!

Frate Giancarlo: E’ vero, molte volte i cristiani usano la croce in modo sbagliato, per coprire il loro desiderio di potere e non come simbolo di fraternità. Eravamo venuti per portare la pace di Cristo nel campo dei crociati, ma non ci siamo riusciti.

Lettore: Il Sultano, che conosce bene gli uomini e sa che queste tentazioni sono diffuse anche tra i suoi, si meraviglia tuttavia della fede di queste persone disarmate che non hanno paura di denunciare ciò che fa scandalo.

Sultano: Ho capito che, anche se avete tutti la stessa croce, siete diversi dai crociati. Per questo vi invito a rimanere in Egitto, dove c’è bisogno di gente come voi. Dite poi ai capi dei crociati che se tolgono l’assedio da Damietta, io garantirò il libero transito dal porto di Damietta ai pellegrini diretti in terrasanta.

Lettore: I frati rimangono stupiti e commossi dalle parole del Sultano e, ringraziando tutti, escono dal palazzo promettendo al Sultano che avrebbero riflettuto sulle sue proposte.

Nella notte i frati si riuniscono, decidono di ritornare in Italia e di scrivere un memoriale per comunicare a Roma la buona notizia che non c’è più bisogno di fare crociate perché il Sultano ha accettato di consentire ai pellegrini il libero passaggio verso la terrasanta. Questo memoriale forse non è mai arrivato al Papa. Si pensa che sia stato intercettato da qualcuno che aveva interesse politico ed economica a continuare le crociate. O forse il Papa lo ha ricevuto e non ne ha tenuto conto?

Sta di fatto che la proposta del Sultano non ebbe alcun esito e le crociate seguitarono. Tanti altri ancora morirono, uccisi nel nome di Gesù e della sua croce.


 "IL GRANDE INQUISITORE"

di Antonio Guagliumi
Libero adattamento  da "La leggenda del Grande Inquisitore",
da Fedor Dostoevskij ne "I fratelli Karamazov" (1880)

INTRODUZIONE DELL'AUTORE

Tradurre scenicamente l'episodio del "Grande Inquisitore" da "I fratelli Karamazov" è impresa quasi disperata.

   Non solo per il poco tempo a disposizione per la recita, ma soprattutto perché il testo di base - a parte la sua inimitabile forza espressiva - è sostanzialmente un monologo, un soliloquio di un vecchio "grande" frate in lotta con la sua coscienza.

Né mi pare si possa utilizzare la parte introduttiva (comparsa di Gesù tra la folla di Siviglia e suoi gesti clamorosi) sia per la lunghezza sia per la complessità. 

Volendo comunque fare qualcosa che tragga ispirazione dal testo di Dostoevskij e sia un po’ più articolato, anche se molto più sintetico, ho immaginato che a resistere al ritorno sconvolgente di Gesù non sia solo il

  • potere ecclesiastico (il Grande Inquisitore), ma anche i rappresentanti del
  • potere militare-poliziesco (il Capitano delle guardie)
  • ed economico (il  nobile possidente)

i quali, subordinatamente, s'intende, al potere ecclesiastico e in accordo con quest'ultimo, cercano di giustificare come inevitabile e utile per l'umanità il sistema da loro instaurato e difeso.

   Anche Gesù (la sua ombra) dice qualche parola (pochissime) sotto forma di domande: all'inizio per giustificare la reazione dei rappresentanti del Potere (ciò sostituisce l'introduzione di Dostoevskij) e alla fine per provocare la reazione degli spettatori e avviare il meccanismo del "Teatro degli oppressi" concepito da Augusto Boal.


PERSONAGGI:

G.I.: Grande inquisitore;

C. : Capitano;

N.: Nobile;

S.: Segretario;

   G.: Gesù.

   D.: Tre donne

   T.: Tecnico

I tre personaggi stanno seduti dietro una sorta di bancone, posto obliquamente rispetto al pubblico sulla sinistra del "palcoscenico". Al centro di questo, separato dagli altri, siede il Grande Inquisitore. La parte destra è libera (parete bianca) e sull’estrema destra porremo una specie di paravento (ricavato con materiale rinvenuto sul posto) dietro al quale si nascondono il proiettore, l’attore che interpreta Cristo e le tre donne. Il proiettore, manovrato dal "tecnico", invierà sul muro le immagini delle ombre di Gesù e delle donne nei momenti previsti.sul muro le immagini delle ombre di Gesù e delle donne nei momenti previsti.

Davanti a tutti, sulla destra in posizione avanzata, arde un piccolo braciere o una candela precedentemente accesa e deposta dall’animatore-introduttore, che, durante il suo discorso, ne spiegherà il significato: sono i resti del rogo sul quale è stato bruciato Giordano Bruno.

L’azione inizia con il segretario, un giovane prete, che sotto dettatura sta concludendo la verbalizzazione dell’esecuzione di Giordano Bruno.

G.I: (dettando) …..ed infine, massima di tutte le eresie, la spavalda e diabolica pretesa del suddetto frate apostata Giordano Bruno, di credere e di insegnare come vere o verosimili cose che la Santa Chiesa ha già ritenuto e infallibilmente definito false e pericolose. (Poi, rivolto agli altri due): penso che possiamo sottoscrivere.

(il S. finisce di scrivere)

C.: Bene.

N.: Bene.

G.I., C. e N. si congratulano tra loro. IL S., finito di scrivere, alza gli occhi e vede che sulla parete si sta delineando un'ombra, una sagoma che raffigura il profilo tradizionale di Gesù.

(T. fa apparire la prima immagine)

S. (allibito, spaventato, con la voce rotta dall'emozione): Ehi! Guardate là….là, sulla parete! (indica).

G.I., C. e N. si voltano e rimangono di ghiaccio; S. si getta in ginocchio. Dopo un po’ G.I., vecchio, alto, come riprendendosi con enorme sforzo da un colpo ricevuto ed erigendosi imperioso, fatto un ceno al S. di rialzarsi, con voce all'inizio solo un po’ emozionata

G.I.: Saresti…Sei tu?

G.: (voce solenne, lenta, distaccata - un certo effetto di eco non guasterebbe - ma dolce) : Tu lo dici.

C. e N. si avvicinano a G.I. come per cercare protezione, questi li allontana severo, come per richiamarli ad un comportamento più dignitoso, e, fatto cenno al S. di rialzarsi, assume una posizione sempre più impettita.

G.I.: E che vuoi da noi?

G.: Cosa avete fatto?

G.I. Ho eseguito gli ordini di Pietro, al quale con le chiavi hai dato il potere e il grave onere di portare quante più anime sia possibile al tuo Regno, salvandole dai pericoli del Demonio. (Tace, aspettando una risposta che non arriva. Dopo un po’ riprende):

G.I.: Che fai? Taci? Invece di ringraziarci sembra che tu sia perplesso, che dubiti della bontà di ciò che abbiamo fatto. Tu siedi in paradiso alla destra di Dio, ma noi qui siamo nei guai, siamo in prima linea (breve sospensione, poi, quasi arrabbiato per il perdurante silenzio di Gesù)… Se non ti va bene, fùlminaci, facci sprofondare sottoterra, dai un segno che non sei d'accordo, ma parla in nome di Dio! E pensaci bene: se colpisci noi, colpisci la tua Chiesa, così ti contraddirai e sarà il grande caos.

(altra breve sospensione)

G.I.: Vedo che hai deciso di non rispondere, come certi eretici incalliti. Certo, parlare non puoi per non aggiungere cose nuove al vangelo, ma allora perché compari a interferire nel nostro lavoro? La tua solita debolezza. Potevi rispondere tante cose a Pilato, tante a Caifa e al Sinedrio, ma tu no, tu sempre zitto, come se fossi colpevole. O al più qualche mozzicone di frase ambigua e sinceramente provocatoria…"Sei tu che lo dici"…"Mi vedrete tornare" ecc. Troppo buono. Per metterci alla prova dirai, tu, che hai voluto essere il più puro, il più forte, mettere alla prova noi poveri peccatori… Ma allora perché illudere quelle povere folle che ti seguivano con pochi miracoli e tante promesse? Perché tanta ritrosia nell'estirpare le male erbe? Che poi sono cresciute a dismisura minacciando il buon grano, e cioè noi che dobbiamo difenderci a denti stretti. "Per non togliere loro la libertà," forse potresti rispondere; ma non lo fai perché ora anche a te sarà chiaro quale grave fardello sia la libertà, quanti delitti si commettano in suo nome, quante ingiustizie del più furbo e del più forte sul debole, quante angosce e insoddisfazioni essa provochi. Ma tu sei quello dei nobili ideali, del perdono, dell'amore, come se non sapessi di che pasta è fatto l'essere umano e quanto è furbo il Tentatore. Roba da pochi eletti il tuo insegnamento; e tutti gli altri? A questi poveretti pensiamo noi, a noi hai lasciato il lavoro "sporco" nel senso che dobbiamo usare noi quella forza che a te ripugnava tanto. Dare noi quella pace che il tormento della libertà mette in pericolo, costruire un solido edificio sotto cui si possano credi che sarebbe successo se qualche buon imperatore non ci avesse prestato il suo braccio armato per estinguere le eresie? Che ne sarebbe ora del tuo insegnamento, della tua Chiesa? Dite, dite voi (rivolto ai suoi consiglieri) quanta fatica per mantenere un po’ d'ordine!

C.: Signore, tu sai quante volte ti ho invocato in battaglia e contro briganti e masnadieri d'ogni risma, e finora mi hai sempre protetto dai colpi avversari e hai mandato a segno i miei. E combattevo in tuo nome, contro gli eretici e i pagani, per impedir loro di diffondersi come la peste e per portarli, se possibile, alla tua Chiesa, alla salvezza eterna. Rispondi almeno a me, che così spesso rischio la vita per te, rispondi!

N.: E noi, prìncipi della terra, ai quali con la benedizione della Chiesa hai voluto affidare le ricchezze e il potere della legge per il bene comune, guarda quante chiese e cappelle ti abbiamo innalzato, quanto ci affatichiamo per dare ai nostri sudditi quel pane che tu hai loro fatto appena intravvedere, quanta cura poniamo nel tenerli a bada, ché non si scateni la loro violenza, non cadano preda di strane idee e vivano occupati e pacifici…

G.I. (quasi sovrapponendosi a loro, scontento delle loro risposte): No, non vi risponderà. E, diciamolo chiaramente, oltre a queste di oggi, molte omissioni possono essere imputate a lui, a questa parvenza o realtà di Cristo. E lui lo sa. Sapeva, poteva, e non ha voluto. Ha avuto le occasioni e non le ha colte. E adesso che è qui, che minaccia di rientrare nella storia, deve accettare la realtà ed essere giudicato dalla realtà prima di giudicare la realtà. Certo, ha dato il pane ad alcune migliaia di persone. E gli altri milioni? Ha guarito una decina di malati. E gli altri milioni? Stanno a guardare i gigli del campo e gli uccelli del cielo, che Dio veste e nutre senza sforzo, o sudano e si ammazzano di fatica nei campi e muoiono disperati di peste e di colera? E meno male che ci siamo noi a ben dividere quel po’ di pane che c'è per loro e a dar loro un po’ di speranza nell'al di là. E per far questo ci vuole autorità. Autorità. La tua autorità fu così debole che un piccolo funzionario romano, per il quale pure avevi raccomandato di pagare le tasse, in un attimo te la tolse e dovesti andare ad esercitarla in paradiso. Ingenuo. Dovevi prima andarlo a trovare e trattare con lui queste cose, avrebbe saputo ben lui dove mandare quegli ebrei che ti odiavano perché volevi togliere loro il potere (grazie, ma con quale profitto te lo sei chiesto?). E lasciasti qui noi . E quale faccia tosta a informarci che il grande Satana, il Tentatore della corte divina (roba di famiglia) ti aveva proposto di risolvere tutto in una volta, in un attimo, quel giorno nel deserto.

S. (vincendo l'evidente timore tira per la stola il G.I.): Eminenza, perdonatemi, ma se fosse lui…non vi pare di …usare parole troppo dure?

G.I.: Taci, tu.. Sei giovane ed ingenuo come lo ero io alla tua età: questo ti scusa, ma non per sempre. Ed ora lasciami dire, che questo è il punto cruciale. Certo, il Diavolo non era stupido a rischiare tanto - rischiava il suicidio - sapeva già prima di parlare che tu , ombra, avresti rifiutato per il tuo raffinato orgoglio, un orgoglio ammantato di modestia, lui ti offriva in un sol giorno, in un solo attimo, pane per tutti, autorità su tutti, misteri svelati. Le tre grandi tentazioni tu le chiamasti; no, non tentazioni, ma soluzioni erano. E cosa ti chiedeva in cambio? Un piccolo gesto, un inchino di ringraziamento. Certo, era reticente su un punto, non parlava della durata di quelle concessioni: erano solo per te o per tutta l'umanità a venire? Ma via, su questo avreste potuto trovare un accordo, e poi tu, da buon orientale, sei maestro nella contrattazione. Ma tu no. Rifiutasti tutto con sapienti citazioni bibliche slegate dal contesto. Per il gusto di metterci alla prova.

C.: Certo, se l'autorità sulla terra fosse una ed indiscussa, quante guerre si sarebbero potute evitare, quante vite risparmiare…

N.: …e se tutti avessero a disposizione senza fatica il loro pane, quanto tempo ci sarebbe per pregare e per realizzare le splendide idee degli Spiriti eletti!…

G.I.: …e quanti tormenti sarebbero risparmiati a chi è travagliato da questo miraggio della libertà, fonte di insoddisfazione, di angoscia, di ansia per l'impossibile! Come questo sciagurato di Bruno che abbiamo or ora giustiziato. Anziché accontentarsi di andare in paradiso ubbidendo alle materne premure della Chiesa, voleva circolare in eterno nell'universo sotto quale forma non si sa. Anziché pensare a vivere meglio qui sulla Terra, si preoccupava di chissà quali mondi sparsi lassù nel cielo. Eppure, per certi versi mi è dispiaciuto perderlo, perché anche lui pensava che sei stato un debole e un indeciso, e sotto questo aspetto aveva ragione.

(T. aziona la seconda diapositiva)

G. (alza un braccio come per dire: ora basta.): Ho udito. Ma non ero il solo.

Con me hanno udito tutte quelle persone che nel vostro mondo, non in quello che io avevo in mente, non hanno trovato posto.

Per esempio queste:

T. aziona la terza diapositiva. Compaiono sul muro, accanto a Gesù, tre ombre femminili, che parleranno all’inizio come in coro. Il G I e gli altri appaiono molto spaventati).

G.I. Cos’è quest’altra magia? Ci vuoi mettere alla prova con le grandi tentatrici?

Coro delle donne

D. Si noi siamo figlie di Eva, create ad immagine di Dio, perché dal nostro seno nasce la vita e dal nostro cuore la gioia

E voi ci avete tolto il cuore.

I figli e le figlie ci avete tolto, per farne vostri schiavi e quelli che si ribellano li avete bruciati.

In tante ci avete bruciate, mentre Gesù ci liberava; in tante ci avete fatte tacere ma Gesù parlava con noi.

Sedemmo a cena con Gesù e voi ci avete allontanato dall’altare; una Cananea, una ragazza lo convertì e voi ci chiamate " demonio", e col demonio fate i fatti vostri.

Non vi accorgete di tutto questo?

A questo punto, finito il coro, Gesù esce dal paravento (contemporaneamente T. aziona la quarta diapositiva per far sparire l’ombra di Gesù, restano quelle delle donne)

Gesù va dal G.I. , allibito, quasi paralizzato, e lo bacia.

Poi dice:

G. Addio , vi lascio con loro!

(torna dietro il paravento, sul muro l’immagine non cambia)

D: (una voce a scelta, sempre nascosta dal paravento) Non vi siete accorti che una parete di questa vasta stanza è scomparsa e una folla di persone ha ascoltato ciò che avete detto? E' la folla che assisteva al rogo del frate Giordano, la folla dei giovani delle Comunità di base...non importa quale folla, ma è una folla che ha visto e udito e alla quale domandiamo: voi che ne dite?

T. aziona l’ultima diapositiva, che è completamente nera. Buio


 "IL VIANDANTE"
laica rappresentazione sul tema della ricerca nelle diversità

di Antonio Guagliumi

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 SIDDHARTA

Laboratorio di Religione di S.Paolo

PERSONAGGI:

Siddharta/Buddha

Padre di Siddharta

5 Servi

Parrucchiera

Maestro di scherma

Maestro di equitazione

Aiuto equitazione

2 Maghi

10 Abitanti del villaggio

Vecchio

2 Malati

Morto

2 Parenti del morto

6 Uccellini

Barbone

Ubriaco

3 Benpensanti

8 Persone che abbattono il muro


Scena N. 1 (all’interno)

Luce abbassata

Siddharta è sdraiato

Dietro le quinte:

Sara, Daria, Valerio, Alice, Francesca, Serena, Sebastiano, Emanuele, Clara

Retro sala:

Marta, Marco, Francesca M.

Lettore: Intorno al 500 a.C. viveva in India un principe di nome Siddharta. Era figlio di un re e, come sempre capita ai re e ai principi, abitava in uno stupendo palazzo. C'erano tante stanze, saloni enormi e giardini meravigliosi, tutto era davvero perfetto. Niente lì faceva pensare alla sofferenza,  fanciulle incantevoli danzavano e cantavano, tutti sembravano felici.

Era stato il padre di Siddharta che aveva voluto tutto questo. Si racconta, infatti, che un giorno, o forse una notte, il re fece un brutto sogno, o così almeno sembrava a lui. Sognò che suo figlio sarebbe diventato da grande un monaco e che sarebbe vissuto di elemosine.

Spaventato alla sola idea che ciò potesse avvenire, il re si preoccupò che Siddharta avesse tutto ciò che poteva desiderare nel palazzo e che non uscisse mai di casa, per evitare che facesse chissà quali incontri e che gli venissero in mente strane idee.

Ecco cosa capitava nel palazzo .....

 

Scena N. 1 (all’interno)

Si accende la luce

Siddharta si sveglia

Una serva (Sara) si avvicina a Siddharta

Serva: Buongiorno, principe Siddharta, ha dormito bene? Ha uno splendido aspetto questa mattina!

Siddharta: Ho voglia di fare tante cose oggi!

Serva: È una bellissima giornata, in giardino sono spuntati molti fiori!

Siddharta: Dopo colazione voglio esercitarmi con la spada e andare a cavallo. Presto, portami i vestiti!

Inizio musica (pianoforte)

Una serva (Francesca) porta il mantello a Siddharta e lo aiuta a sedersi

Una serva (Serena) piega lo stuoino e lo porta dietro le quinte

La parrucchiera lo pettina e lo accompagna a tavola, tenendogli il mantello

Siddharta si siede a tavola per la colazione

I servi (Sara, Daria e Valerio) lo servono, uno dopo l’altro in questo ordine

Dopo colazione Siddharta si alza

Il maestro di scherma lo raggiunge e gli porge una spada. Lezione di scherma 

Il maestro di equitazione raggiunge Siddharta, con il suo cavallo e il frustino

L’aiuto porta il frustino e il cavallo di Siddharta e glieli porge

Lezione di equitazione

Il maestro e Siddharta, cavalcando, vanno dietro le quinte

Siddharta si siede a tavola

Il padre lo raggiunge e si siede a tavola

I maghi fanno i giochi di prestigio

Fine musica (pianoforte)

Siddharta: Padre, voglio che venga fatta subito un festa!

Padre: Un’altra festa? Ma come, ne abbiamo fatta una ieri!

Siddharta: Non mi importa, ne voglio un’altra!

Padre: Presto, chiamate i ballerini, organizzate una festa!

I ballerini (tutti eccetto Siddharta e il padre) si mettono in cerchio per la danza

Musica popolare e danza

Tutti escono di scena (da destra), prima i ballerini, poi Siddharta e il padre

 

Scena N. 2 (all’esterno)

Tutti nel retro sala

Lettore: In fondo quel palazzo, per quanto meraviglioso, era una specie di prigione. Un giorno però Siddharta volle uscire. Il padre provò in tutti i modi a fargli cambiare idea ma non ci riuscì; si preoccupò allora che fossero fatti tutti i preparativi necessari perché anche fuori, nel villaggio, tutto sembrasse bello come dentro il palazzo. Non voleva che Siddharta conoscesse come era fatto davvero il mondo.

E così Siddharta uscì dal palazzo. Anche fuori era bellissimo, ma a un certo punto capitò qualcosa di imprevisto. Da un lato della strada vide un vecchio. Camminava a fatica, trascinando le gambe, e rughe profonde segnavano il suo viso.

Siddharta, meravigliato, chiese che cosa capitava a quell'uomo. Nessuno gli aveva ancora parlato della vecchiaia e solo quel giorno capì che faceva parte della vita e che, con il tempo, tutti invecchiano.

Tornò a casa, ma presto volle di nuovo uscire e, questa volta, incontrò un malato. Aveva il corpo pieno di piaghe, lo guardò in viso e nei suoi occhi vide la sofferenza. Non la conosceva prima e, anche stavolta, capì che ciò che aveva visto non era qualcosa di strano, perché anche la malattia e la sofferenza, come la vecchiaia, fanno parte della vita umana.

Uscì ancora e incontrò un funerale. E così Siddharta conobbe anche la morte e scoprì che tutti, prima o poi, muoiono.

Quando uscì di nuovo, trovò un campo appena arato. C'erano dappertutto animaletti morti e tante piantine sradicate, che non sarebbero mai più ricresciute.

..... Ma vediamo meglio come andarono davvero le cose. Attenzione, ecco Siddharta con suo padre, sono arrivati al villaggio .....

 

Scena N. 2 (all’esterno)

Gli abitanti del villaggio entrano in scena, da sinistra (palloncini legati ai polsi) Siddharta e il padre entrano in scena (da destra)

Gli abitanti del villaggio tirano stelle filanti per fare festa

Abitanti: Viva il re, viva il principe!

Gli abitanti formano un semicerchio

Musica popolare e danza (tutti eccetto Siddharta, il padre e il vecchio)

Gli abitanti del villaggio escono di scena, in fila temendosi per mano

Inizio musica drammatica

Entra in scena (da sinistra) il vecchio

Siddharta e il padre vanno verso il vecchio

Dopo essersi fermato, il vecchio prosegue e si mette da una parte

Entrano in scena (da sinistra) i malati

Siddharta e il padre vanno verso i malati

I malati si fermano, poi proseguono e si siedono a terra

Entra in scena (da sinistra) il morto, trascinato su una coperta dai due parenti

I parenti piangono accanto a lui

Siddharta e il padre vanno verso il morto

Siddharta e il padre escono di scena (da destra)

Fine musica drammatica

Tutti gli altri escono di scena

 

Scena N. 3 (inizio all’interno, fine all’esterno)

Tutti nel retro sala

Siddharta entra in scena (da destra) e si siede pensieroso  

Lettore: Anche stavolta tornò a casa, ma sapeva ormai che il palazzo era una bugia, perché nel mondo - quello vero, non quello finto del palazzo - c'erano la sofferenza e la morte. Ora che lo aveva scoperto non poteva più restare a vivere lì.

La leggenda racconta che un giorno, sul suo cavallo, cercò di saltare le mura del palazzo. Poiché erano alte e il cavallo non ci riusciva, gli uccellini si allearono con lui e, pur di aiutare Siddharta ad uscire dal palazzo dei piaceri per andare fra gli esseri viventi che soffrivano, si misero sotto gli zoccoli del cavallo e battendo forte forte le ali gli dettero la spinta necessaria. Così Siddharta lasciò il palazzo per non farvi più ritorno.

 

Scena N. 3 (inizio all’interno, fine all’esterno)

Siddharta prende il cavallo dietro le quinte

Entrano in scena gli uccellini (da destra)

Inizio musica

Siddharta e gli uccellini corrono formando dei cerchi

Siddharta scavalca il muro con l’aiuto degli uccellini

Formano di nuovo cerchi all’esterno del palazzo

Tutti escono di scena (da sinistra)

Fine musica

 

Scena N. 4 (all’esterno)

Inizio musica orientale (sottofondo)

Lettore: Fuori dalle mura tutto era diverso ed anche Siddharta cambiò. Scoprì la compassione verso gli altri e la voglia di trovare la strada per superare la sofferenza.

 

Scena N. 4 (all’esterno) 

Entra Buddha (da sinistra) e si mette sotto l’albero in meditazione

Lettore: Non vestiva più gli abiti eleganti di un tempo, era diventato un mendicate, ma dentro i vestiti brutti e logori che indossava era avvenuto una specie di miracolo: era nato un uomo vero! Il principe di prima non c'era più: anche se sembrava una persona importante, era solo un uomo finto, perché non conosceva la sofferenza e la compassione per gli altri.

Nel palazzo Siddharta era come addormentato. Fuori si era risvegliato dal lungo sonno che gli impediva di vedere e di capire le cose. Non si chiamerà più Siddharta, il suo nuovo nome sarà Buddha, che significa "il risvegliato".

Per il resto della sua vita Buddha insegnò a tutti gli esseri viventi come liberare sé stessi  dalla sofferenza.

 

Scena N. 4 (all’esterno)

Musica orientale più forte

Buddha esce di scena (da sinistra)

Fine musica orientale

 

Scena N. 5 (all’esterno)

Dietro le quinte:

Sara, Emanuele, Valerio, Clara (gruppo Marco)

Daria, Matteo, Alice, Francesca M. (gruppo Francesca)

Entrano il barbone e l’ubriaco (da sinistra) e si mettono a sinistra del muro

Entrano i benpensanti (da destra) e si mettono al centro della scena, a destra del muro

 

Lettore: La conoscenza della sofferenza e l'amore per gli altri fanno diventare persone vere, che  conoscono la vita così com'è, fatta di cose belle e cose brutte mescolate insieme.

Il palazzo di Siddharta non c'è più, ma la tentazione di ricostruirlo è sempre presente, anche ai nostri tempi.

Ci sono quelli che cercano di far finta che la sofferenza non esista, allontanando da loro coloro che soffrono. Per evitare di pensare alla vecchiaia e alla malattia, vorrebbero che tutti i vecchi ed i malati fossero rinchiusi, così da essere certi di non doverli incontrare. Quando vedono per strada un ubriaco, una prostituta o un barbone, li sentirete dire: "È un'indecenza vedere queste cose, dovrebbero rinchiuderli!" Si preoccupano quando nella classe dei loro figli c'è un bambino handicappato, perché non si può fare bene lezione. Non sanno che la conoscenza della sofferenza è una scuola più grande di qualunque altra. 

 

Scena N. 5 (all’esterno)

I benpensanti costruiscono il muro

Lettore: Cercheranno in tutti i modi di costruire mura spesse ed alte, come quelle del palazzo di Siddharta, per separare e tenere lontani quelli che soffrono. Così dovremo trovare tanti cavalli e tanti uccellini per superarle. Ci riusciremo se, come Siddharta,  vorremo conoscere la vita vera e vivere in solidarietà con tutti gli uomini e le donne.

 

Scena N. 5 (all’esterno)

Inizio musica

I bambini dietro le quinte (uno per volta) tolgono un mattone e si uniscono via via al barbone e all’ubriaco, formando un semicerchio

I benpensanti scuotono la testa

I benpensanti alla fine si uniscono al semicerchio

Fine musica

Gruppo Marco:                Gruppo Francesca:

Il muro divide                   Oltre il muro c’è un amico

Il muro segna i confini     Oltre il muro c’è l’orizzonte

Il muro ci chiude              Oltre il muro c’è libertà

Tutti: Insieme abbiamo abbattuto il muro!


Occorrente

Scena N. 1

Stuoino / Una sedia vicino allo stuoino / Un tavolino, una tovaglia e due sedie / Mantello (su una sedia vicino al tavolo)

Dietro le quinte: Un cestino con il pane, un cestino con i biscotti, una coppa con l’acqua / Giochi di prestigio / Cappelli dei maghi / Pettine / Due cavalli / Cappellino fantino / Due frustini / Due spade

Scena N. 2

Retro sala: Stelle filanti / Palloncini (da legare ai polsi) / Nastro per i palloncini

Scena N. 3

Muro costruito / Una sedia (dentro il palazzo) / Un cavallo (dentro il palazzo)

Scena N. 4

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Scena N. 5

Cartoni per il barbone / Bottiglia per l’ubriaco / Mattoni (buste del latte) per terra, per costruire il muro

Vestiti

Tutti: pantaloni blu e camicia o maglia bianca / Siddharta/Buddha: mantello, saio / Padre: corona, mantello / Serve: grembiule / Servo: gilè / Maestro di equitazione: cappellino / Maghi: cappello / Uccellini: ali di cartone / Vecchio: giacchetto, berretto, bastone, cuscino (per gobba) / Morto: coperta / Malati: lenzuolo / Barbone: buste dell’immondizia, berretto / Ubriaco: giacchetto / Benpensanti: cravatte (uomo), scarpe con tacco a spillo e borsetta (donne)

Altro

Registratore e cassetta, Scotch, Forbici

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